Da www.ilfattoquotidiano.it
Il premier Renzi è un pifferaio magico che pensa che tutti siano topi stupidi“. È questa la definizione che don Giorgio Rigoni, parroco di Petronà (paesino inprovincia di Catanzaro) dà del presidente del Consiglio nella lettera di auguri di Natale che ha inviato a tutti i fedeli. “Renzi – spiega – è un genio di falsità, ha superato Silvio Berlusconi nelle menzogne. Per il premier ci vorrebbe un esame psicologico”. Nella lettera di don Giorgio ai parrocchiani trova spazio anche un attacco al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “È un baluardo di istituzioni vuote. È come un nonno che continua a sgridare i nipotini sapendo che poi faranno quello che vogliono” di Lucio Musolino
Video: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/12/31/prete-del-catanzarese-scrive-ai-fedeli-renzi-pifferaio-magico-che-ha-superato-berlusconi/326067/
This is the fashion blog of Stilinga, a fashion designer who works from home. She is from Rome, Italy and she writes about trends, things she loves to do in Rome and art. Questo è il fashion blog, e non solo, di stilinga (una stilista che lavora da casa - è una stilista-casalinga) e che spesso tra una creazione di moda e l'altra, tra ricerche e fiere, si occupa anche del suo quotidiano e del contesto in cui vive.
Il nuovo trend nel marketing dei film (brutti, ma brutti!).
Pare che per indurre le persone ad andare al cinema a vedere film (brutti, ma brutti proprio) a vero rischio flop, oramai i maghi (?) del marketing si arrampicano sugli specchi e agitano anche la diplomazia e sollevano bufere polemiche che sono solo bolle mediatiche che purtroppo in Italia i media (tutti) fanno emergere senza filtro, senza buon senso, giusto per favorire le case di cinema USA e per attirare l'attenzione del pubblico italiano che speriamo sia abbastanza scaltro per evitare di buttare al cesso i soldi per questi schiamazzati e assurdi nonchè super inutili movies!
Stilinga trova davvero che i nostri media questa bufala mediatica se la potevano evitare e potevano fare decantare le cavolate che ci proprina il marketing USA in modo da salvare gli italiani dal vedere schifezze atomiche quando già tra tasse e regali e mangiate di natale essi hanno straspeso i soldi che non hanno!
Inoltre, se questa è l'ultima frontiera del marketing (e FBI gli ha dato credito! so' proprio scemi e paranoici!), allora significa che i prodotti che realizzano in USA sono a qualità ZERO.
Troppo fumo, nessun arrosto!
Qua sotto ci sono due esempi eclatanti di questo nuovo trend nel marketing (sempre più vero metodo idiota per lanciare orridi prodotti).
Se la qualità c'è, emerge sempre e non è necessario usare roboanti strategie assurde per tirare pacchi ai consumatori.
E basta!
da: http://www.corriere.it/spettacoli/14_dicembre_27/cinema-egitto-marocco-censurano-exodus-film-biblico-ridley-scott-511fa76c-8de4-11e4-8076-7a871cc03684.shtml
Cinema, Egitto e Marocco censurano «Exodus», film biblico di Ridley Scott
Rabat: «Rappresenta Dio». Il Cairo: «Film sionista, non sono stati gli ebrei a costruire le Piramidi». Nel mirino anche il miracolo della separazione del Mar Rosso
Dopo l’Egitto anche il Marocco ha vietato l’uscita del film «Exodus - Dei e Re», l’ultima fatica - in 3D - di Ridley Scott. Il film riguarda, infatti, la storia biblica della fuga di Mosè dall’Egitto, ed è stato proibito con una decisione assunta venerdì perché «rappresenta Dio», ha spiegato la distributrice per il regno africano, Mounia Layadi Benkirane.
La rappresentazione del divino
Il film contiene, infatti, una scena di «rappresentazione divina» quando un «bambino offre la rivelazione al profeta Mosè», ha spiegato un delegato del Centro cinematografico marocchino, la commissione di censura del regno. Nessun documento scritto e, ufficialmente, niente ordini, solo «un suggerimento riferito ai distributori» e che ha «valore per tutto il Marocco». Il semaforo rosso è arrivato alla vigilia dell’uscita in sala della pellicola che ora, però, secondo fonti locali sta girando in rete in versione pirata con i sottotitoli in arabo.
Film razzista?
La produzione americana, costata ben 140 milioni di dollari, negli Stati Uniti ne ha già incassati 39 in due settimane di sala. Le polemiche non erano comunque mancate nemmeno oltreoceano, dove si è contestato il fatto che gli attori di colore hanno interpretato prevalentemente i ruoli di schiavi e ladri, mentre i ruoli di Mosè e dei faraoni egiziani sono stati affidati ad attori bianchi.
La censura egiziana e il «miracolo negato»
La prima censura era stata quella dell’Egitto, con il pretesto di «imprecisioni storiche». Il film, infatti, attribuisce il miracolo della divisione delle acque (miracolo riconosciuto da tutte e tre le religioni monoteiste: ebraica, cristiana e musulmana) a un terremoto.Il ministro della Cultura, Gaber Asfour, aveva parlato di «film sionista per eccellenza, perché presenta la storia da un punto di vista sionista» che ha fatto «di Mosè e degli ebrei i costruttori delle Piramidi, in contrasto con la realtà storica dei fatti».
Gli altri film censurati e Ridley Scott
«Exodus» va ad aggiungersi alla lunga lista di film censurati in Marocco, che comprende tra gli altri, «Love Actually», la commedia romantica con Hugh Grant, e «BraveHeart» con Mel Gibson, ma anche pellicole bibliche come «Noah» di Darren Aronofsky, con Russel Crowe nei panni del protagonista. Una curiosità, in questo caso, però, è che Ridley Scott è particolarmente affezionato al Marocco, dove aveva girato nel 2004 «Le crociate - Kingdom of Heaven»
Sony: "E se non fossero i nordcoreani?". Tutti i dubbi degli esperti sul cyberattacco
da: http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/12/28/news/sony_e_se_non_fossero_i_nordcoreani_tutti_i_dubbi_degli_esperti_sul_cyberattacco-103838887/?ref=HREC1-4
Da quando l'Fbi ha ufficialmente attribuito a Pyongyang la responsabilità della breccia nella rete della multinazionale cinematografica e delle minacce sul film The Interview si susseguono critiche, dubbi e ipotesi alternative sul coinvolgimento del regime asiatico nell'operazione. Che avrebbe potuto colpire scegliendo bersagli ben più sensibili
di SIMONE COSIMINEL MONDO degli addetti ai lavori ma anche dei semplici appassionati la questione è dibattuta da oltre un mese. Da quando, cioè, i sedicenti Guardians of Peace hanno sferrato una massiccia offensiva alla rete aziendale della Sony Pictures Entertainment mettendola fuori uso e sottraendo un bottino da 38 milioni di file, da intere caselle di posta elettronica a informazioni personali dei dipendenti fino a sceneggiature o interi film ancora inediti. Possibile che dietro a un cyberattacco di tale portata si nasconda davvero un gruppo di hacker nordcoreani filogovernativi? Ma soprattutto: si tratta davvero di un'operazione così singolare e raffinata come in molti sostengono?PYONGYANG OFFENDE OBAMA: "E' UNA SCIMMIA"
D'altronde, gli ingredienti della spy story in salsa digitale c'erano - e continuano a esserci - tutti. Anche perché ben presto, pochi giorni dopo ma curiosamente senza alcuna rivendicazione iniziale, è saltata fuori la pista che porta a Pyongyang. Una strada che, nonostante i misteriosi black-out della rete nazionale, si è infine intrecciata alla vicenda del film The Interview ancora più avanti, solo a due settimane dall'attacco. Cioè intorno all'8 dicembre, quando il nebuloso gruppo Gop ha pubblicato su GitHub la richiesta di ritirare la pellicola. Rincarando la dose una settimana più avanti, il 16 dicembre, col famoso messaggio in cui si minacciava un "nuovo 11 settembre" qualora la commediola natalizia di e con Seth Rogen e James Franco, in cui un caricaturale Kim Jong-un viene beffato e ucciso, fosse stata distribuita.
FILM FA GRANDI INCASSI MA PUBBLICO LO BOCCIA VIDEO
Solo il 19 dicembre l'Fbi ha scoperto le carte e indicato in un comunicato ufficiale la Corea del Nord come responsabile dell'operazione. Da quel momento, cioè da poco più di una settimana a questa parte, hanno cominciato a infittirsi i pareri di molti esperti di cybersicurezza, anche statunitensi. Che mentre tirano fuori dal perimetro del Sonyhack i recentissimi attacchi ai server di Playstation Network e Xbox Live - le piattaforme per giocare in multiplayer sulle console di casa Sony e Microsoft bloccate dal gruppo Lizard Squad - rimettono seriamente in dubbio, giorno dopo giorno, la versione ufficiale fornita dai federali statunitensi in merito all'origine dell'attacco iniziale. Rigettando la faccenda nella massima confusione.
Da David Letterman, Seth Rogen è serenamente andato prima del Thanksgiving day a presentare l'uscita del film per natale, ma che davero davero c'era il pericolo censura? ma che davero davero 'sta ciofeca de film aveva aizzato il cyber attacco alla Sony? che ci raccontano? Forse la realtà è semplice: la Sony è a rischio collasso economico (?), il film è inutile (ma manco a scrivere il soggetto!), scritto male, diretto peggio, recitato da cani (poveri cani, sorry!) e i capitalisti investitori non sapevano come recuperare i soldi! Ecco, forse è tutto qua.
Potenza, licenziato il chirurgo che denunciò l'omicidio in sala
Di Antonello Caporale da il http://www.ilfattoquotidiano.it/
Quindi il denunciante, il cardiochirurgo Fausto Saponara, la settimana scorsa è stato licenziato dall’azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, indispettita e incattivita per essersi rivista nei tg e sui giornali in ragione di una strana morte accaduta dentro le sue mura su un lettino operatorio due anni fa.
Si spera così che la lezione serva a tutti e che Saponara, d’ora in avanti, impari a custodire le parole in tasca. Sembra una trovata teatrale in cui il rovescio si fa diritto, l’omertà diviene clausola di stile, il silenzio sentimento vitale. Invece è tutto incredibilmente vero.
La settimana scorsa il consiglio di disciplina ha notificato al dottor Saponara l’atto di licenziamento per aver denunciato i motivi che hanno condotto alla morte una paziente sottoposta a un intervento di cardiochirurgia nell’ospedale lucano.
Elisa Presta, 71 anni, trovò due anni fa la morte nella sala chirurgica dell’ospedale per una serie inenarrabile di leggerezze e incompetenze, con operazioni di rianimazione fuori tempo massimo e interventi sul suo corpo al di là delle più elementari indicazioni del prontuario sanitario.
Un’operazione chirurgica lieve nella sua problematica ma portata avanti nel più disastroso dei modi e, visto l’esito infausto, taciuta ai familiari, ai dirigenti dell’ospedale e persino al pubblico ministero. Una storiaccia di malasanità, con l’aggravante della correità e la stabilizzazione di una rete di silenzi incrociati poi però implosa in un video drammatico trasmesso da tutti i tg in cui uno dei presenti all’operazione, il cardiochirurgo Michele Cavone, dichiarava la sua colpa per aver assistito all’”ammazzamento” senza nulla fare, per essersi ritratto dalla denuncia, per essersi fatto – come esige la grammatica in voga del senatore Razzi – “i cazzi suoi”.
LA CONFESSIONE del medico è stata davvero scioccante, e ha poi condotto l’inchiesta giudiziaria ad avanzare nell’accertamento delle responsabilità arrivando fino all’arresto del primario del reparto, Nicola Marraudino, colui che operava quella notte, e alla disarticolazione della struttura dirigente del reparto, con effetti deflagranti successivi (le dimissioni del direttore generale).
Il conto esatto delle omissioni, delle correlazioni, del clima di ostilità interna l’aveva tenuto proprio Saponara che al Fatto Quotidiano aveva elencato la vicenda interponendola con la propria condizione di emarginazione.
Aveva elencato minuziosamente la quantità di occasioni in cui aveva denunciato il caso alla gerarchia sanitaria senza mai ottenere risposta.
Aveva prodotto documenti, fax, colloqui che però non avevano dato alcun esito.
Alla fine, solo alla fine di una lunga litania fatta di sospensioni cautelari, dissidi, proteste, si era deciso a rendere pubblica la sua condizione.
E questo fatto, proprio questa ultima decisione, è stata assunta come elemento di causa dell’interruzione del rapporto di lavoro.
La commissione disciplinare lo ha licenziato non una ma due volte.
Con una prima contestazione, e successiva delibera, gli ha contestato “di aver reso dichiarazioni relative a presunti comportamenti omissivi da parte della Direzione dell’Azienda ospedaliera che avrebbe occultato volontariamente la nota vicenda della paziente E. P.
La propalazione di tali affermazioni ha determinato e determina grave nocumento all’immagine dell’azienda”. Seconda contestazione e secondo licenziamento per aver proceduto “clandestinamente a registrare la conversazione tenuta con il collega e successivamente farla pervenire al quotidiano on line Basilicata24. it senza aver prontamente proceduto alle debite segnalazioni alle autorità competenti e alla direzione generale”.
ECCO L’INCOLPAZIONE che incredibilmente tace sul silenzio che regnava intorno a quella che ora definisce “nota vicenda”. Nota solo grazie al dottor Saponara. E infatti quando il direttore generale, poi dimissionario, dispose la sospensione cautelativa di Saponara dal servizio, la regione Basilicata illustrò (era il 27 ottobre 2014) al commissario straordinario che intanto era stato nominato, l’opportunità di revocare il provvedimento per nullità della contestazione e perché l’interessato aveva segnalato il fatto. E il commissario aveva proceduto alla revoca e riammesso in reparto Saponara.
Ma in quell’ospedale evidentemente telefoni e fax non funzionano, e l’ufficio di disciplina, senza tener conto del commissario, ha avanzato nella sua istruttoria fino al bi-licenziamento del medico (sorte analoga è toccata a un altro medico, il dottor Cavone, autore della confessione).
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