Report Il segreto sul piatto
da:
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-9ed45d77-878a-4e7b-a531-df8fa39695bc.html
Con Giorgio Mottola
Il premier Matteo Renzi lo ha definito “vitale” Gli industriali italiani lo considerano una benedizione. Gli scettici, invece, lo descrivono come un’apocalisse.
Nessuno, però, al momento sa bene cosa sia il TTIP, il Trattato Transatlantico sugli investimenti che Europa e Stati Uniti stanno negoziando da diversi mesi. Sulle trattative in corso e gli accordi finora raggiunti vige infatti la massima segretezza. Eppure, l’approvazione del TTIP potrebbe cambiare le nostre vite, come ci racconta Roberto Pozzan con la collaborazione di Giorgio Mottola.
Con il Trattato Transatlantico potrebbe nascere la più grande area di libero scambio del mondo: niente più dazi, niente più confini commerciali tra Europa e Usa.
E quindi aumento del Pil europeo calcolato tra lo 0,5% e il 4%, più posti di lavoro, più esportazioni (si calcola il 28%).
Ma tutto ciò rischia di avere un costo elevato. Insieme alle barriere tariffarie salterà anche una parte del sistema di tutele europee, leggi, controlli e standard minimi richiesti per la circolazione dei prodotti.
Una misura che potrebbe avere ripercussioni enormi innanzitutto sul settore agroalimentare che in questa trattativa gli Usa considerano strategico.
Tutti i negoziatori europei al momento lo negano, ma il TTIP potrebbe spalancare le porte a carni trattate con ormoni e antibiotici, latte arricchito e produzioni con organismi geneticamente modificati.
E a vigilare sulla corretta applicazione del Trattato ci sarebbe un Arbitrato internazionale privato, le cui decisioni saranno superiori alle leggi nazionali e, quindi, alle stesse sentenze dei tribunali.
Il dubbio è più che legittimo: il TTIP sarà una grande opportunità o un boomerang per piccole imprese e consumatori?
This is the fashion blog of Stilinga, a fashion designer who works from home. She is from Rome, Italy and she writes about trends, things she loves to do in Rome and art. Questo è il fashion blog, e non solo, di stilinga (una stilista che lavora da casa - è una stilista-casalinga) e che spesso tra una creazione di moda e l'altra, tra ricerche e fiere, si occupa anche del suo quotidiano e del contesto in cui vive.
Krugman: "La crisi è la vendetta di chi non è stato perdonato"
da: http://www.repubblica.it/economia/2014/10/14/news/krugman_crisi_debito-98048133/?ref=HRLV-5
Secondo il premio Nobel neokeynesiano, la cancellazione del debito pubblico darebbe immediato sollievo all'economia globlale. Ma ciò non avviene per un eccesso di giustizia: qualsiasi remissione del debito sarebbe un brutto esempio dal punto di vista etico
di ANNA LOMBARDI
14 ottobre 2014
14 ottobre 2014
È la "vendetta di chi non è stato perdonato": così il Nobel per l'economia Paul Krugman definisce in un editoriale sul New York Times lo stato attuale dell'economia globale. Perché la cancellazione del debito pubblico che il battagliero neokeynesiano teorizza da tempo e che, sostiene ancora una volta "darebbe sollievo a tutti", continua a essere lo spauracchio delle Banche Centrali. "La sola idea solleva indignazione, soprattutto ideologica. Rimettere i debiti continua ad essere visto come un lassivismo comportamentale che avrebbe chissà quali conseguenza. Come se le cose - chiosa l'economista - potessero andare peggio di così".
Ci risiamo. Paul Krugman torna a prendersela con quello che definisce "l'assurdo moralismo contro la cancellazione del debito che impone l'austerità". E mai come questa volta i fatti sembrano dargli ragione. Certo, gli Stati Uniti stanno vivendo un momento particolarmente propizio. Soprattutto grazie al mercato del lavoro, in ascesa dopo 3 anni di crescita incostante. Ma ci sono dubbi sul come l'economia americana riuscirà a cavalcare l'onda mentre i suoi partner commerciali affogano.
Il Fondo Monetario ha lanciato l'allarme una settimana fa, "La ripresa economica è più debole rispetto alle previsioni. E più irregolare" ha detto il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.
Krugman veste i panni di Cassandra e per l'ennesima volta dal 2008 fa la conta degli errori politici: austerità quando servivano stimoli, il timore dell'inflazione quando il rischio reale è la deflazione. E tutto per paura che il debito esplodesse sulla scia della recessione. Ma se è così chiaro, si chiede l'economista, perché non riusciamo a uscirne?
"La risposta, credo, sta in un eccesso di virtù. La giustizia sta uccidendo l'economia mondiale". Storicamente, spiega il Nobel, la risposta è sempre stata la remissione dei debiti: "Nel 1930 Roosvelt aiutò a rifinanziare i mutui delle case con altri molto più economici. Durante questa crisi l'Islanda ha annullato una parte significativa del debito accumulato dalle famiglie negli anni della bolla". Più spesso, la riduzione del debito avviene implicitamente, attraverso una sorta di "contenimento economico": politiche governative tese a tenere bassi i tassi di interesse, mentre l'inflazione erode il valore reale del debito. "Ciò che colpisce di questi anni, è quanto poco la riduzione del debito ha effettivamente avuto luogo. Semmai il peso del debito è stato aggravato dal calo dell'inflazione".
Già. Ma, si chiede l'esimio professore di Princeton, perché i debitori ricevono così poco sollievo? "Eccesso di giustizia: qualsiasi tipo di remissione del debito rappresenta un cattivo esempio morale".
Insomma, la risposta politica a una crisi aggravata dal debito eccessivo è la pretesa che i debitori paghino i loro debiti in pieno. Eppure la storia insegna che semplicemente non funziona. Basti pensare agli sforzi della Gran Bretagna alla fine della prima guerra mondiale, quando cercò di pagare il suo debito con enormi surplus di bilancio. Nonostante anni di sacrifici, non fece quasi nessun progresso nel ridurre il rapporto fra debito e Pil.
È quello che sta accadendo ora. I livelli di debito sono in aumento grazie alla scarsa performance economica. "Forse una cattiva notizia - per esempio, la recessione in Germania - porrà fine a questo ciclo distruttivo di virtù". Ma, aggiunge, meglio non contarci troppo...
RENZI GETTA VIA I DIRITTI COME MELE MARCE
da: http://www.ilfattoquotidiano.it/
L'ASSISTENTE DI OLIVETTI: "IL PREMIER LASCI STARE ADRIANO"
INTERVISTA A GIOVINA VOLPONI L'ASSISTENTE DI OLIVETTI: "RENZI GETTA VIA I DIRITTI COME MELE MARCE"
di Sandra Amurri
“Ripristiniamo la regola di un grande italiano, Adriano Olivetti,un esempio per l'Italia di oggi, al quale sono affezionato: il manager non può guadagnare più di dieci volte il salario di chi, in quell’azienda, prende meno di tutti”. Scatta l'applauso. Citazione renziana per vincere facile onde poi elogiare e andare a braccetto con Marchionne, l'anti Olivetti per antonomasia. La signora Giovina Jannello in Volponi, donna colta, delicata e discreta,una vita tra Adriano Olivetti, di cui è stata assistente personale e Paolo Volponi di cui è stata moglie e da cui ha avuto due figli, si dice indignata.
“Questa poi, mi era sfuggita! Ma come si fa a mettere a confronto due persone di questo genere, non lo trovo giusto, è un assurdità!(ride tra il serio e il faceto) Renzi mi sembra un fiorentino di quelli supponenti. Io mi baso sulla prima impressione visiva, sulla fisiognomica, quel suo musetto da uccellino che becca di qua e di là non mi convince affatto e il suo comportamento è coerente con questa sua apparenza.Mi sembra che abbia il senso del comico ma non del ridicolo. Posso sbagliarmi, posso peccare io di supponenza, ma lo trovo insopportabile. Mi indigna profondamente. Dovrebbero spiegargli chi era Adriano Olivetti, la sua idea di profitto intelligente non come fine ma come mezzo per arricchire la collettività. L' incontro tra cultura e impresa, indispensabile per sostenere il progresso industriale e per trasformare la fabbrica in luogo di elevazione materiale, culturale e sociale di quanti vi lavorano, che sente sulle spalle la responsabilità di mettere a disposizione del territorio lavoro, servizi, cultura. Adriano si dedicava agli asili, alle colonie, alle case, alla mensa, all’assistenza medica. Se non sbaglio Renzi le fabbriche lascia che vengano chiuse gettando in strada migliaia di famiglie,snobba i sindacati,getta via i diritti come fossero mele marce, va a braccetto con Marchionne che io trovo repellente. Adriano era un unicum molto particolare. Di lui ho un ricordo intenso e nitido, della sua applicazione del capitalismo umano. I suoi collaboratori, dirigenti o operai, erano parte dello stesso progetto.
Renzi dice di ispirarsi ad Olivetti, non mi sembra che lui si sia scelto collaboratori forti, equipaggiati ma piuttosto che si astengano dalla critica per evitare complicazioni e mantenere la poltrona. Penso che questa sia una crisi aggravata dall'assenza di competenze e merito.
Però ha svecchiato la politica e portato molte donne al Governo.
Magari fosse un problema di età. Andrebbe benissimo se ci fosse un allevamento di giovani fatto con serietà e giudizio. C'è una incompetenza, una sottocultura dominante, è evidente a chiunque, basta ascoltare certi discorsi.Pensi solo a chi siede in Parlamento, sembra incredibile, persone che mai avresti immaginato potessero rappresentarti, incolte,volgari e pure disoneste. Come è stato possibile che un Paese di antica civiltà e cultura sia caduto cosi in basso, che sia prevalsa la furbizia sull' intelligenza? Donne, ma che donne!Non giudico se sono belle o brutte ma ti domandi che ci stanno a fare.Il guaio è che vengono mischiate ad altre superficialità e vanità. Ricoprono ruoli vitali per la vita democratica senza averne i titoli. Le ascolti e capisci che sono esperte di generiche banalità
Nata a Tunisi da madre greca e padre italiano. Dopo aver vissuto in Algeria e Grecia, a Firenze, Arezzo e Trieste, si è laureata in giurisprudenza a Torino.Una borsa di studio di due anni ad Harward. Come ha conosciuto Olivetti?
Avevo 26 anni. Era il 1956. Rientrata dagli Stati Uniti, accettai di dirigere l'ufficio legale della Rai a Roma,ma prima di partire andai a salutare il professore Bruno Leoni, di cui ero stata assistente. Mi disse: Giovina,fai una sciocchezza, lascia che parli di te al mio amico Adriano. Olivetti mi convocò nel suo ufficio.Mi lasciò parlare per oltre un'ora poi mi propose la direzione dell'ufficio culturale in Piazza Castello. E dopo un mese mi ha chiesto di diventare la sua assistente personale a Ivrea. Lo stesso giorno venne assunto, come direttore sociale Paolo Volponi che sposai tre anni dopo.
Da Milano è tornata a vivere a casa Volponi dentro le antiche mura di Urbino. Nelle Marche dell'imprenditore Diego Della Valle che ha sferrato un attacco durissimo al Governo Renzi.
Non lo conosco personalmente ma lo stimo. Mi sembra un imprenditore intelligente su cui riporre buone speranze. Ma sa cos'è che mi rattrista di più? Vedere che nel Paese ha trionfato la sottocultura, la cosa più grave e pericolosa. Meglio l'ignoranza intelligente che la sottocultura supponente. Berlusconi ha aperto la strada, ha determinato il disastro però si deve anche rivedere la propria opinione sul proprio Paese che lo ha permesso.
Torna in mente “Il leone e la volpe”: ”Le società modernizzate sono basate sull’esaltazione dell’individuo...e concepiscono solo l'etica edonistica e tecnologica, col successo individuale sulla natura e sugli altri uomini”. Suo marito, uno dei più grandi e complessi scrittori “un uomo integro del Novecento” come lo definì Stajano, che di sé disse:”"Ho servito, ma non ho obbedito.", che nel'75 venne licenziato dalla Fondazione Agnelli in seguito alla sua dichiarazione di voto per il Pci e quando il Pci ottenne un risultato storico, non accettò la richiesta di Agnelli di tornarvi. Pensa mai a come si sentirebbe oggi in questo deserto della sinistra?
Ci penso eccome. Continuerebbe ad essere una voce fuori dal coro. Ne soffrirebbe molto. Ripeterebbe quel verso del suo fraterno amico Pasolini come nell'intervista a Gian Carlo Ferretti: “Sono comunista per spirito di conservazione” spiegando di voler conservare il mondo, la bellezza della natura, l'onestà, per camminare in armonia e sviluppare una felicità includente” . E ripeterebbe che la politica capisce poco dell'industria che si sviluppa per conto suo senza percezione dei suoi errori, quando invece va guidata, programmata dalla politica.
Grazie davvero, signora Giovina anche perchè questa è la sua unica intervista.
Grazie a voi che interessa le opinioni di una signora di 84 anni.
Però ha svecchiato la politica e portato molte donne al Governo.
Magari fosse un problema di età. Andrebbe benissimo se ci fosse un allevamento di giovani fatto con serietà e giudizio. C'è una incompetenza, una sottocultura dominante, è evidente a chiunque, basta ascoltare certi discorsi.Pensi solo a chi siede in Parlamento, sembra incredibile, persone che mai avresti immaginato potessero rappresentarti, incolte,volgari e pure disoneste. Come è stato possibile che un Paese di antica civiltà e cultura sia caduto cosi in basso, che sia prevalsa la furbizia sull' intelligenza? Donne, ma che donne!Non giudico se sono belle o brutte ma ti domandi che ci stanno a fare.Il guaio è che vengono mischiate ad altre superficialità e vanità. Ricoprono ruoli vitali per la vita democratica senza averne i titoli. Le ascolti e capisci che sono esperte di generiche banalità
Nata a Tunisi da madre greca e padre italiano. Dopo aver vissuto in Algeria e Grecia, a Firenze, Arezzo e Trieste, si è laureata in giurisprudenza a Torino.Una borsa di studio di due anni ad Harward. Come ha conosciuto Olivetti?
Avevo 26 anni. Era il 1956. Rientrata dagli Stati Uniti, accettai di dirigere l'ufficio legale della Rai a Roma,ma prima di partire andai a salutare il professore Bruno Leoni, di cui ero stata assistente. Mi disse: Giovina,fai una sciocchezza, lascia che parli di te al mio amico Adriano. Olivetti mi convocò nel suo ufficio.Mi lasciò parlare per oltre un'ora poi mi propose la direzione dell'ufficio culturale in Piazza Castello. E dopo un mese mi ha chiesto di diventare la sua assistente personale a Ivrea. Lo stesso giorno venne assunto, come direttore sociale Paolo Volponi che sposai tre anni dopo.
Da Milano è tornata a vivere a casa Volponi dentro le antiche mura di Urbino. Nelle Marche dell'imprenditore Diego Della Valle che ha sferrato un attacco durissimo al Governo Renzi.
Non lo conosco personalmente ma lo stimo. Mi sembra un imprenditore intelligente su cui riporre buone speranze. Ma sa cos'è che mi rattrista di più? Vedere che nel Paese ha trionfato la sottocultura, la cosa più grave e pericolosa. Meglio l'ignoranza intelligente che la sottocultura supponente. Berlusconi ha aperto la strada, ha determinato il disastro però si deve anche rivedere la propria opinione sul proprio Paese che lo ha permesso.
Torna in mente “Il leone e la volpe”: ”Le società modernizzate sono basate sull’esaltazione dell’individuo...e concepiscono solo l'etica edonistica e tecnologica, col successo individuale sulla natura e sugli altri uomini”. Suo marito, uno dei più grandi e complessi scrittori “un uomo integro del Novecento” come lo definì Stajano, che di sé disse:”"Ho servito, ma non ho obbedito.", che nel'75 venne licenziato dalla Fondazione Agnelli in seguito alla sua dichiarazione di voto per il Pci e quando il Pci ottenne un risultato storico, non accettò la richiesta di Agnelli di tornarvi. Pensa mai a come si sentirebbe oggi in questo deserto della sinistra?
Ci penso eccome. Continuerebbe ad essere una voce fuori dal coro. Ne soffrirebbe molto. Ripeterebbe quel verso del suo fraterno amico Pasolini come nell'intervista a Gian Carlo Ferretti: “Sono comunista per spirito di conservazione” spiegando di voler conservare il mondo, la bellezza della natura, l'onestà, per camminare in armonia e sviluppare una felicità includente” . E ripeterebbe che la politica capisce poco dell'industria che si sviluppa per conto suo senza percezione dei suoi errori, quando invece va guidata, programmata dalla politica.
Grazie davvero, signora Giovina anche perchè questa è la sua unica intervista.
Grazie a voi che interessa le opinioni di una signora di 84 anni.
Iscriviti a:
Post (Atom)