La vera DIETA MEDITERRANEA!

DA: http://www.la-dieta-di-eva.com/index.php/articoli-extra/104-italia-sveglia-la-favola-della-dieta-mediterranea-made-in-usa


Italia sveglia! Come la favola della dieta mediterranea made in USA sta rovinandoci la salute

 

Dalle Veneri di Milo alle Veneri di Willendorf; Dai bronzi di Riace agli Obelix con reggiseno: chi ci ha ridotti in questo stato?

L’Italia è una Repubblica fondata sui carboidrati.
O così perlomeno a giudicare dalla nostra piramide alimentare.
Nella realtà, per quanta  colpa si dia agli  zuccheri per tutti i nostri mali,  l’Italia di oggi è una Repubblica FONDATA SUI GRASSI, con i quali tutti i nostri cereali ormai vengono abbondantemente accompagnati.
Panini col salame. Panini col prosciutto. Pizza ai frutti di mare. Piadine con la mozzarella. Focacce con lo strutto. Brioche e torte con uova e burro. Corn-flakes del mattino inzuppati nel latte o nello yogurt. Pasta con il ragù di carne, pasta con il tonno, pasta con formaggio grattugiato, pasta con uova e pancetta, pasta con la panna o la besciamella. Polenta ai 4 formaggi… Serve andare avanti? 
Forse l’unico cereale a restare magro è solo il riso in bianco... ma è sempre più raro.

 Italia: Paese di obesi, santi e diabetici
 La nostra non è più la terra delle 3 P  storiche (pesche, piselli e pane) ma sta sempre più diventando la terra di altre 3 P: prosciutto, pecorino  e pesce.
 Nonostante la sua rinomata dieta Mediterranea, l’Italia ha tassi di diabete, di malattie cardiache e di obesità infantile molto alti e in continuo aumento. 
 All’estero le donne e gli uomini italiani sono sempre stati invidiati come esempio di bellezza e salute. Com’ è  possibile che ora lasciamo che ci prendano in giro perché abbiamo i bambini tra i più obesi d’Europa? 
 Seguire la dieta mediterranea non dovrebbe farci bene?
  Ci farebbe benissimo in effetti, se solo seguissimo la VERA dieta mediterranea! 
 Cosa che quasi nessuno ormai sta più  facendo, perché siamo tutti sotto l’incantesimo della dieta Mediterranea made in USA…

 Dieta Mediterranea: tutti ne parlano ma nessuno sa cosa sia !
 La storia della piramide della Dieta Mediterranea è molto affascinante.  
 Intanto perché non è ambientata in Italia o in Grecia ma negli Stati Uniti…
 E già qui, partiamo male.
 Siamo alla fine della seconda guerra mondiale.
 Pensate a un medico militare americano esperto e appassionato di problemi cardiaci, Ancel Keys, che si trova stazionato vicino a Napoli per motivi di lavoro.
 Keys osserva che gli uomini meridionali hanno meno problemi cardiaci degli americani della stessa età e nota che hanno un colesterolo molto più basso, inferiore a  160mg/dL.
 Differenza principale tra i due gruppi?
  La dieta: molto più povera di prodotti animali la nostra rispetto a quella americana.
 Keys ritorna in America e sparge la buona novella:  “Ridurre le morti per infarto si può: vanno tagliati carne e latticini!”
 Nel suo libro “How to eat well and stay well: the Mediterranean Way” descrive quello che aveva visto mangiare intorno a lui. 
Siamo agli inizi del 1950: gli italiani del ceto medio consumano pasta e fagioli, minestroni di verdure, molta pasta col pomodoro, molto pane mangiato da solo, grandi porzioni di verdure fresche e selvatiche, e come dessert, sempre della frutta. Porzioni piccole di carne o pesce fresco (solo due volte alla settimana), modeste quantità di olio e del vino con i pasti. 
Di latte, formaggi e burro, praticamente neanche l’ombra.
Il dessert è sempre e solo tanta buona frutta di stagione o frutta essiccata e secca.
Tutti i mass-media cominciano a parlare dell’importanza di ridurre il colesterolo e i grassi dalla dieta.   L’industria alimentare americana fiuta l’affare però. Invece di consigliare alla gente di TAGLIAREI I PRODOTTI ANIMALI,  si butta nella commercializzazione dei prodotti “low-fat” (poveri di grassi).
 I consumatori vengono spronati a sostituire “i grassi cattivi” con “i grassi buoni” ( le carni rosse con quelle bianche,  il burro con l’olio d’oliva, il latte intero con quello scremato ecc.) e nessuno capisce veramente che la lezione era quella di tagliare i grassi quasi del tutto.

 Dieta Mediterranea made in USA
La favola continua.  Passano circa dieci anni. 
 Keys torna in Italia  per avere dei dati più scientifici sul nesso tra colesterolo, grassi animali e problemi cardiaci e intervista circa un centinaio di UOMINI  tra i 40 e i 60 anni, chiedendo loro di descrivere cosa avessero mangiato e bevuto per una settimana, per poi monitorarli per qualche anno.
 Il risultato finale di questo studio epidemiologico condotto anche in altre sei nazioni (Seven Countries Study) conferma il forte nesso tra livelli alti di colesterolo e grassi saturi animali (latticini e carne in primis) e un’incidenza maggiore di malattie cardiache, soprattutto di infarti.
 Cosa mangiavano gli italiani intervistati? Qual era questa dieta miracolosa?
 Forse la stessa dieta di quando Keys era arrivato in Italia 10 anni prima?
  Assolutamente no.
 Anche Keys notò la differenza.
 Il colesterolo, nemmeno 10 anni dopo, era già salito a  circa 200mg/dL nel 1957.
 Il consumo di carne e di grassi poi era lievitato…
Siamo tra gli anni ’60 e ’70, pieno boom economico del dopoguerra. Gli italiani si stanno rifacendo di tutte le privazioni alimentari dei decenni precedenti.
 Nel giro di pochi anni il totale di grassi in Italia sale dal 10-15% al 30-35% del totale calorico, crolla il consumo di legumi secchi insieme a quello della frutta secca e in compenso aumenta di più del 200% il consumo di carne di manzo e di latticini e di più del 600% il consumo di "altra carne", in pratica di carne bianca..

 Le morti precoci per problemi cardiaci non erano più un evento raro in questa popolazione. Erano però molto più basse di quelle tra gli uomini americani della stessa età: motivo sufficiente per raccomandare questa dieta agli uomini americani...

Lo sbarco della “Dieta Mediterranea”  in Italia
 Non fu il Dottor Keys a rendere famosa questa dieta come la conosciamo noi, nella sua forma piramidale, ma il medico americano W. Willet della Scuola di Salute Pubblica di Harvard, molti anni dopo Keys.
Nel 1995 uscì uno studio scientifico dove Willet ed altri colleghi produssero una piramide basata sull’alimentazione dei greci e degli italiani dei primi anni ’60, piramide bastata anche sugli studi di Keys.
 Invece di insegnare l’importanza di tagliare i grassi animali, soprattutto latticini e carne come suggeriva Keys, questa piramide alimentare portò nel globo il messaggio che la dieta degli italiani degli anni ’60-’70 fosse “il modello da seguire”!
Quello che risultò fu una celebrazione dei cereali integrali, l’idea che l’olio d’oliva andasse fatto santo subito e consumato ogni giorno, che il pesce facesse bene al cuore  e andasse consumato più volte a settimana e che uova e latticini andassero moderati,  ma comunque ci stessero anche tutti i giorni, idem per i  formaggi (nonostante la media riportata da Keys negli anni ’60 fosse di 9 GRAMMI al giorno di formaggio tra gli uomini delle Marche!).

Passò anche forte e chiaro il messaggio che comunque si poteva e si doveva mangiare un po’ di carne bianca, del burro e da 1-4 uova tutte le settimane e che l’unico prodotto animale da ridurre veramente fosse solo la carne rossa (come se facesse la differenza in termini di ormoni, colesterolo e antibiotici, mangiare una piuttosto che l’altra).
 Qui trovate il disegno della piramide, che fu ideata insieme all’Associazione americana “Oldways”, associazione che tra le sue missioni annovera il “promuove il gusto dei piaceri della tavola”: http://sunnylandmills.com/images/product/Mediterranean_diet.jpg
Quale migliore premessa per creare un popolo di obesi che avere “il piacere” come mantra?
 Ecco come QUESTA piramide alimentare mediterranea, basata all'incirca sull'alimentazione di UOMINI in pieno boom economico e di "abbuffo",    diventò  famosa anche da noi e come sia a QUESTA dieta mediterranea che molti nutrizionisti italiani alludano, quando ci dicono che mangiare prodotti animali anche tutti i giorni faccia  bene e sia “una sana tradizione”.
  C’è un lieto fine a questa storia?
No.
 Le malattie cardiache rimangono ancora la prima causa di morte per gli uomini e le donne americane ma adesso, grazie anche a loro e a questa osannatissima piramide, lo sono diventate anche per gli uomini italiani e le donne italiane.

 Come ci hanno gabbati ?

 Molto semplice.
 La “Dieta Mediterranea” pubblicizzata dagli e agli americani non è la vera dieta mediterranea dei nostri bisnonni e trisnonni.
 I cinquantenni in salute analizzati da Keys negli anni ’60 e ’70 in Italia  avevano seguito per decenni un’altra alimentazione rispetto a quella segnata per una sola settimana durante il suo studio.
 E’ come se chiedessero a voi di descrivere la dieta che avete seguito in una settimana molto particolare della vostra vita, magari in vacanza al mare, una settimana in cui avete mangiato diversamente da tutti i 30 o 50 anni precedenti, e poi dessero il credito della vostra buona salute alla dieta di quella settimana. 
Se guardiamo i dati ISTAT sui consumi alimentari del secolo scorso, vediamo che dal 1900-1910 al 1960-70 (gli anni dove Keys selezionò i suoi campioni in tre regioni d’Italia),  il consumo di carne bovina era più che quadruplicato.
 Il consumo di frutta secca era crollato a un terzo del consumo iniziale.
 Storia simile per i legumi: gli italiani del 1900 ne consumavano letteralmente a palate.
Nel periodo dei test di Keys eravamo già scesi a meno di 5 kg per persona per anno.
(Un numero che ha continuato a scendere sempre di più fino al chilo annuo in media dei giorni nostri...).
 In compenso, oltre agli aumenti di carne suina e bovina, quintuplicarono i consumi di polli, galline, conigli ed altri animali sotto la voce “altra carne” e più che triplicò il consumo di formaggio. 
 Più che raddoppiarono in quegli anni, giusto per finire in bellezza, i consumi di burro e uova…
 Risultato totale?  
Un valore di grassi totali raddoppiato e in continuo aumento.
 (http://lipari.istat.it/digibib/Sommario%20statistiche%20storiche/TO00159260Sommario%20di%20statistiche%20storiche%20dell'Italia%201861-1975+ocr%20ottimizzato.pdf)
 Eppure il 30% di grassi sul totale calorico, il totale proposto dalla piramide alimentare mediterranea,   “può aiutare a prevenire più della metà delle morti per malattie cardiache negli Stati Uniti”. 
Il 30% di grassi...
Un'esagerazione, in base ai dati che abbiamo oggi. 
E’ almeno il doppio del massimo ritenuto salutare per il cuore da tutti i maggiori esperti cardiologi mondiali, come chi ha preso in cura Clinton facendolo passare subito a una dieta vegana, cioè senza prodotti animali (Dr. Esselstyn, Dr. Ornish etc.).
 Non stupisce però che gli americani che la seguirono correttamente videro diminuire i loro trigliceridi, la pressione alta, l’incidenza degli infarti e il colesterolo. Esistono dozzine di studi che dimostrano che la Dieta Mediterranea made in USA in effetti sia una toccasana per la salute DEGLI AMERICANI. 
Per loro si tratta infatti di scendere da un valore medio di grassi e colesterolo molto più alto (che era già sul 40% negli anni 50),  ad uno molto più basso.
 Ma per noi italiani che venivamo da una tradizione alimentare contadina povera, fondata sui prodotti frugali della terra, con massimo il 15% di grassi sul totale calorico (di cui la maggior parte di provenienza vegetale e non saturi),  questo aumento di prodotti animali consumati praticamente tutti i giorni (un consumo santificato dal nostro Stato, dagli americani e ora dall’UNESCO) e questo aumento di grasso sul totale calorico, appaiato al nostro grande consumo di carboidrati,  si è trasformato in breve tempo in un aumento dell’obesità, del diabete, del colesterolo, dei tumori ormonali e delle malattie cardiache.
 La nostra gioventù è a rischio.
Urge tornare indietro e riscoprire quale era la nostra alimentazione tradizionale...


La vera dieta mediterranea: vegana nel midollo
 Qual era la dieta che si seguiva in Italia negli anni ’40 e che Keys stesso seguì tutta la vita fino alla veneranda età di 101 anni?

Meglio ancora, quale era la dieta agli inizi del 1900, cioè la dieta che i quarantenni e cinquantenni studiati da Keys avevano seguito per quasi tutti gli anni più importanti della crescita ?
Andiamo a rivedere le tabelle Istat dei primi decenni del ‘900…
 Cosa veniva prodotto e mangiato in Italia?
 Enormità di cereali di ogni tipo, soprattutto frumento e poi a scendere, granoturco ma anche moltissima segale, orzo e risone. 
Tantissimi ortaggi e verdure a foglia verde, anche selvatiche, in quantitativi di 10 volte maggiori della carne più consumata.
 Frutta secca e legumi sia secchi che freschi in grandi quantità.
 Molta frutta fresca, soprattutto mele, agrumi e uva, ma anche frutta disidratata.
Pochissimi dessert come li intendiamo oggi (biscotti, torte, brioche, merendine ecc.).
 Quantità minuscole di carne e praticamente nulla quella di pollame, conigli,  carne ovina e caprina, tranne per i più ricchi (e meno sani) della popolazione e quantità di latticini trascurabili. Senza un frigo dove conservare latte e formaggi, burro e panna, sarebbe stata dura poterli mangiare tutti i giorni e non avevano certo tutti una stalla dietro casa o i soldi per comprarli freschi.
 E il pesce?

 “No pesce? No party!” ???
 Esaltato quasi a livelli di santità grazie alla Piramide della Dieta Mediterranea made in USA, che ne consiglia il consumo “alcune volte a settimana”, considerato un cibo “necessario” da mangiare “in quantità da basse a moderate” secondo l’Associazione per la Dieta Mediterranea (il cui Presidente del Comitato Scientifico, per inciso, è un altro americano: J. Stamler),  era veramente questo cibo il segreto della salute coronarica degli Italiani ?

 Riguardiamo i dati della Tabella Istat.
 Nel 1900 gli italiani consumavano una media di 2,5 kg di pesce fresco all’anno a testa. In alcune regioni era di più, quelle vicine al mare, ma in altre era praticamente uno sconosciuto.
 Al tempo degli studi di Keys, nel 1960, siamo già a una media di 5 kg a persona. Consumo duplicato, e continuerà ad aumentare (insieme ai grassi e ai tassi di mortalità per ischemie). 
 Ma c’è un altro dato ancora più interessante sulla poca importanza del pesce nella nostra vera dieta tradizionale.

 Gli ultracentenari più in gamba d’Italia: niente pesce  e… niente olio d’oliva!
 La zona italiana con il record di ultracentenari in salute è una parte montagnosa della Barbagia, in provincia di Nuoro, Sardegna.   Sono stati i ricercatori del progetto "The Blue Zones" a scoprire che in questo luogo è una delle 4 regioni al mondo con la concentrazione maggiore di ultracentenari.
Sono state fatte molte interviste ad alcuni di loro e i risultati sono stati pubblicati nel libro THE BLUE ZONES di Dan Buettner.
Cosa hanno scoperto questi ricercatori?
Bene o male una dieta a quella molto simile trovata anche nelle altre "zone blu" del mondo. 
 In questo posto, lontano dal mare e dalle città, il pesce fresco NON faceva parte della dieta. E nemmeno il latte ed i formaggi di mucca.
La carne poi veniva tradizionalmente mangiata solo d’inverno e soprattutto in occasione delle feste principali  o comunque non più di una volta alla settimana e in quantità ridotte perchè le famiglie erano numerose e la carne di una gallina doveva bastare per tutti  (e la carne non era praticamente mai quella di maiale, insaccati o  carne fritta e alla brace).
 Cosa si sono mangiati nell’ultimo secolo questi pastori sardi ultracentenari per restare così in forma? 
 Praticamente una dieta ancora più vegana e più povera di grassi di quella del resto d’Italia degli anni ’50.   Tanto pane carasau, moltissime verdure e ortaggi, molti minestroni,  cereali e pasta –spesso fatta in casa- molta frutta di stagione e frutta disidratata, un po’ di frutta secca, carne solo di manzo e solo in inverno ogni tanto o mai più di una volta a settimana, tanti legumi (fave in primis) e un po’ di formaggio ma di capra, ogni tanto.
  Non solo… 
 Questi pastori sardi sono arrivati ai 100 e passa anni spesso anche senza toccare olio d’oliva.
 Fu l’olio di lentisco infatti la fonte di grasso principale fino al 19° secolo in Sardegna, soprattutto per le classi povere. Solo successivamente si utilizzò l’olio d’oliva, considerato un olio “da ricchi”.

Attenzione però. Questa è la dieta con la quale questi anziani sono cresciuti e si sono fatti, letteralmente, le ossa. Se guardate la dieta di OGGI di questi anziani sardi, probabilmente sarà molto simile a quella di molti altri anziani onnivori in Italia, con quantità di prodotti animali molto più alte.  Ma è nei primi anni della vita, prima dello sviluppo, che si fondano le basi maggiori per la nostra salute. La loro dieta di oggi non è certo quella la quale sono cresciuti e si sono fatti grandi e in salute. Solo grazie a una forte e robusta costituzione di partenza potevano tollerare l'aumento di prodotti animali più avanti con l'età, senza troppi danni.

Inutile per i giovani sardi moderni  illudersi di poter arrivare in salute a 100 avendo mangiato prodotti animali fin dallo svezzamento e poi tre volte al giorno...
P.S. Prima che vi fiondiate a comprare formaggi di latte di capra nelle vostre zone, è stata studiata la composizione di questo latte e si è visto che le capre di quella zona, nel pascolare sul Gennargentu o intorno ad Arzana,  brucavano un particolare tipo di erba selvatica (elicriso o helichrysum italicum microphyllum) ricchissima di nutrienti preziosi e sostanze anti-infiammatorie, erba che a loro volta anche i contadini quindi ingerivano.   Come sempre, sarebbe meglio lasciare le capre e i loro cuccioli in pace e andare direttamente alla fonte della salute: i prodotti vivi e vegeti…

Dieta Vegetariana VS  Dieta Mediterranea  VS  Dieta "low-fat"
Esistono studi comparativi sui benefici per il cuore di queste tre diete?
Sì.
Tra una Dieta Mediterranea e una dieta tipica occidentale ma "low-fat", cioè con un consumo di prodotti scremati, carni magre, formaggi magri ecc., vince la Dieta Mediterranea.
Non ci piove.
Tra una persona che non mangia frutta e verdure e si riempie di prodotti "low-fat" credendo di tenere a bada i grassi, meglio una persona che consuma prodotti animali anche grassi ma che consuma anche molta verdura, frutta e legumi, come ha recentissimamente scoperto uno studio spagnolo a riguardo
(http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1200303?query=featured_home#t=article  Febbraio 2013)

Questo risultato ha portato i mass-media ad utilizzare titoli che parlano di come le diete "povere di grassi" facciano peggio al cuore delle diete mediterranee che invece prevedono appunto anche il 30% di grassi sul totale calorico, grazie a pesce, latticini, olio, uova e carni bianche mangiati ogni settimana.

E quindi via alla celebrazione del grasso e quindi dei prodotti animali.  Non è così però.
Ed ecco come veniamo gabbati una seconda volta...

Sono veramente "povere di grassi" le diete "low-fat"?
Si è ormai visto  che non lo sono affatto. 
DIPENDE tutto da cosa si intenda per "povere".

Comprare prodotti scremati, parzialmente scremati, carni "magre", mangiare il bianco dell'uovo e scartare il rosso, preferire formaggi "magri" piuttosto che quelli più grassi ecc.  non porta affatto a seguire una dieta veramente povera di grassi. 

 I livelli restano comunque sul 20% o più di grassi sul totale calorico.

Solo con una dieta vegana che limiti i grassi o con una dieta crudista/fruttariana si può arrivare a quel 10% massimo sul totale calorico che porta a definire realmente una dieta  "povera di grassi" e che guarda caso ci riporta al quantitativo di grassi dei nostri bis e trisnonni...

Tra queste diete vegane povere di grassi e la Dieta Mediterranea, quale fa meglio al cuore e alla salute?

Non è difficile intuire il risultato.
Le persone che seguono una dieta vegana hanno livelli di colesterolo totale, obesità e pressione alta inferiori rispetto a chi segue la Dieta Mediterranea made in USA.
I vegetariani hanno il 32% in meno di rischio di finire in ospedale o morire per problemi cardiaci, rispetto a chi segue diete onnivori tradizionali.
http://ajcn.nutrition.org/content/early/2013/01/30/ajcn.112.044073.abstract

E' stato anche visto che chi segue diete vegane povere di grassi riesce a curare sia il diabete che le malattie cardiache meglio di chi segue diete consigliate dalle Associazioni per il Diabete , e meglio delle medicine solitamente utilizzate per via orale. 

Agli americani quindi  lasciamo pure la Dieta Mediterranea o quelle "low-fat".
Di sicuro per loro è comunque un miglioramento, rispetto alla loro dieta tradizionale..-

Ma per noi è stato un peggioramento totale...
Dobbiamo recuperare la dieta dei nostri bisnonni, anzi, delle bisnonne... 


 Il cuore delle donne mediterranee
 Non tutti sanno che nelle ricerche di Keys vennero studiati SOLO uomini, ma nessuna donna, come era l’abitudine del tempo.
 Fu giusto generalizzare i risultati della ‘dieta mediterranea’ anche alle donne?
E' giusto consigliare anche a loro di bere "7 bicchieri di vino rosso a settimana"?
Assolutamente no.
 Anche se il vino bevuto moderatamente ai pasti principali viene considerato uno degli elementi della dieta mediterranea di Willet, è lui il primo ad ammettere che le donne italiane e greche degli anni ’60 non bevevano quasi nulla di alcolici.
 Ormai si sa che il corpo delle donne reagisce molto più negativamente all’assunzione di alcolici, rispetto agli uomini. Alcuni tumori femminili sono fortemente associati a un consumo anche moderato di alcolici.

Eppure la piramide alimentare non fa notare alcuna differenza di genere anche in questo campo.
 La Women’s Heart Foundation americana, una fondazione il cui obiettivo è prevenire le malattie cardiache nelle donne, sottolinea nel suo sito Internet che nella dieta mediterranea greca i grassi arrivino “al 40% del totale calorico” e nonostante questo “i Greci vivono più a lungo di qualsiasi altra popolazione al mondo” e quindi consiglia alle donne di imparare dai greci a mangiare “pesce di acqua fredda diverse volte a settimana” e seguire la dieta mediterranea ricca di grassi.
 Anche l’Associazione americana “Heart Healthy Women” ricorda alle donne nel suo sito internet che il rischio di malattie cardiovascolari diminuisce drasticamente in chi segue la Dieta Mediterranea, ma gli studi citati (Nurses’ Health study e Mediterranean diet and survival among patients with coronary heart disease in Greece) parlano di un 30% in meno di rischio e di mortalità, non certo di un 50%, 80% od altre cifre che sarebbero REALMENTE invidiabili e rassicuranti… 

E' il solito discorso. Le donne americane fanno bene a passare a una Dieta Mediterranea come illustrata dalla piramide di Willet.
Quelle che nel mediterraneo però ci sono cresciute, facevano meglio a mangiare come mangiavano le loro bisnonne o passare a una dieta vegana povera di grassi.
  Andiamo a vedere come sta realmente il cuore delle donne greche e italiane.
 Nel 2008 uno studio sulla mortalità per malattie cardiovascolari in Grecia concludeva dicendo che questa mortalità è in aumento in Grecia e che i loro livelli di obesità sono i secondi più alti d’Europa. 
 Il Ministero della Salute italiana ci informa che le malattie cardiache sono la prima causa di morte, sia per gli uomini che per le donne italiane e quelle del Sud in particolare hanno le percentuali più alte di infarti, di ictus e di angina pectoris.
 E la tendenza non è in diminuzione ma in crescita…
 Se la dieta mediterranea made in USA  fa così bene al cuore, qui nel Mediterraneo non ce ne siamo accorte…
  
 Urge un recupero del nostro status di trend-setter in campo alimentare

 In conclusione... Seguire la vera dieta mediterranea vuol dire seguire l’alimentazione non dei nostri nonni ma dei nostri bisnonni e dei centenari italiani più in salute,  cioè un’alimentazione vegetale, molto povera di grassi (10-15% massimo sul totale calorico), abbondante in carboidrati – semplici o integrali che siano purchè magri (non conditi con grassi e olii di ogni genere) - e ricca di ortaggi, frutta fresca di stagione, erbe selvatiche, legumi secchi e frutta secca e disidratata.   
 E vuol dire brindare alla salute ogni tanto con un buon bicchiere di Cannonau!  
 Se proprio vogliamo parlare di dieta mediterranea, parliamo di quella vera.
 Sta a noi recuperare le nostre più vere tradizioni… 
 L’Italia sta disperatamente cercando un suo nuovo ruolo in Europa?

 Eccolo!
 Torniamo a riprenderci la bandiera di popolo più sano del mondo e con la dieta migliore del mondo.  Torniamo a dettar legge in campo alimentare, ma con il buon esempio, non con i bambini obesi e con uomini adulti che hanno sempre più bisogno del reggiseno…
 Ritorniamo ad investire nei prodotti genuini della terra invece che dare soldi agli allevamenti di animali che oltre a fare ammalare i nostri figli, inquinano la nostra terra. 
 O perché mai la Sicilia dovrebbero diventare “un nuovo polo industriale” quando è una terra ricchissima di sole, frutta e verdure eccezionali, con possibilità anche di sviluppo di frutta esotica come mango e perchè no? forse anche di  altri frutti tropicali?
  Perché dovrebbe essere più facile trovare del pesce fresco in Alto Adige che non delle mele biologiche? Che tradizione di pescivendoli hanno gli alto-atesini?
 E’ ora di fare marcia indietro e riprendere la retta via…
Torniamo a recupere la centralità della frutta di stagione e la ricchezza e diversità degli alberi da frutto e dei legumi e la frutta secca e i cereali di qualità  di cui la nostra nazione si è pregiata nei secoli nel mondo...
 Ridiamo valore ai contadini che si sporcano le mani nella terra sotto la pioggia e sotto il sole e che non vivono dello sfruttamento di altri mammiferi senzienti.
Tramandiamo alle nostre figlie e figli fin dall’infanzia una cultura basata su un’alimentazione vegetale,  semplice, sana, pacifica e genuina.

 Basta americanate a tavola.
 Il nostro cuore e il nostro stomaco non le sopportano più.

* Aida Vittoria Éltanin   -  Autrice della Dieta di EVA
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L'Europa degli inganni di Barbara Spinelli

L'EUROPA DEGLI INGANNI

di Barbara SPINELLI
È inutile accusare la tecnocrazia europea per le azioni mancate o sbagliate dell’Unione, come hanno fatto Renzi e Hollande a Parigi, quando sono i governi a fare e disfare l’Europa secondo le loro convenienze. Ed è inadeguato presentarsi a Berlino come buon allievo, quando le mutazioni hanno da essere radicali. Il rischio è un inganno dei cittadini: dilaterà le loro malavoglie, i loro disorientamenti e repulsioni.
Come non sentirsi sbalestrati, se non beffati, da discorsi così contraddittori? A Parigi Renzi ha accusato gli eurocrati, poi a Berlino ha riconosciuto il primato tedesco, ricordando alla Merkel che non siamo «somari da mettere dietro la lavagna, ma un Paese fondatore che contribuisce a dare la linea». Chi detta legge, in ultima analisi: il tutore tedesco o l’eurocrazia? Chi ha l’ultima parola? Non dirlo a lettere chiare: questo è aggirare i popoli.
L’inganno è più che mai palese alla vigilia delle elezioni europee, che almeno sulla carta dovrebbero essere diverse dalle precedenti. Il trattato di Lisbona infatti è esplicito, e i deputati di Strasburgo l’hanno ribadito: il Presidente della Commissione sarà designato dal Consiglio europeo, ma «tenendo conto delle elezioni del Parlamento europeo» (art. 17). Quel che ci si accinge a fare è altra cosa.
Ancora una volta, la decisione sarà presa a porte chiuse, senza dibattito pubblico preliminare, dai capi di Stato o di governo. Lo stesso Parlamento europeo è complice dell’inganno, col suo regolamento interno: la scelta delle nomine è a scrutinio segreto; non è prevista discussione pubblica. Condotte simili non si limitano a ignorare i trattati: sono anche del tutto incompatibili con la trasparenza da essi ripetutamente evocata. Riavremo dunque lo stesso occulto mercanteggiamento tra Stati che ha ammorbato l’Unione per decenni. Il Parlamento può certo accampare diritti — può sfiduciare il presidente dell’esecutivo e l’intero collegio — ma il rifiuto avviene dopo la nomina. È più complicato. Non a caso l’assemblea non s’è mai azzardata a sfiduciare la Commissione.
Se davvero credessero in quel che professano, Renzi, Hollande e la Merkel manderebbero in questi giorni ben altro messaggio ai cittadini refrattari che apparentemente li angustiano tanto. Direbbero: «Ci atterremo alle nuove regole, vi ascolteremo sempre più. Quindi rispetteremo il verdetto delle urne». Nessuno di loro osa dirlo. Il dominio che esercitano, nella qualità di sovrani che nominano eurocrati al loro servizio, non vogliono né dismetterlo né spartirlo. Vogliono usarla, la tecnocrazia, come alibi: se le cose vanno male la colpa è sua. Gli Stati hanno potere, non responsabilità.
La mistificazione è massima perché la colpa è interamente loro, se l’Unione è oggi un campo di discordie, di ingiustizie sociali asimmetriche. Sono gli Stati e i governi che hanno fatto propria la teoria, predicata ad alunni somari e non, dell’«ordine» o dei «compiti in casa». È la teoria tedesca dell’ordoliberalismo, nata nella Scuola di Friburgo tra le due guerre, che fissa quali debbano essere le priorità, perché i mercati operino senza ostacoli: prima va rassettata la «casa nazionale», e solo dopo verranno la cooperazione, la solidarietà, e comuni regole di uguaglianza sociale. Nelle sedi internazionali, e anche in quella sovranazionale europea, basta insomma «coordinare» le singole linee, esortarsi a vicenda. Il motivo: l’esperienza totalitaria legata a interventi eccessivi dello Stato (memorabile l’accusa rivolta dall’ordoliberista Wilhelm Röpke, negli anni ‘50, all’ideatore dello Stato sociale: «Quello che voi inglesi state preparando, con il piano Beveridge, è una forma di nazismo». Non meno antiliberale fu giudicato il New Deal di Roosevelt).
L’illusione ordoliberista, tuttora diffusa ai vertici degli Stati, è che se ognuno lasciasse fare i mercati, mettendo magari la briglia alla democrazia e a leggi elettorali troppo rappresentative, l’ordine finirebbe col regnare nel mondo. La crisi ha mostrato che solo invertendo le priorità una soluzione è possibile. È dalla solidarietà che urge ripartire, dalla messa in comune di risorse, dopodiché ogni Stato avrà più forze per aggiustare i conti, spalleggiato da istituzioni e bilanci federali. Così gli Usa risolsero la crisi del debito dopo la guerra di indipendenza: mettendo in comune i debiti, passando dalla Confederazione alla Federazione, dandosi una Costituzione.
L’esatto contrario avviene nell’Unione. Sono ancora gli Stati che hanno deliberato, nel febbraio 2013, di congelare il comune bilancio e di impedire l’aumento delle risorse che permetterebbe piani comunitari di ripresa, e soprattutto la conversione della vecchia industrializzazione in sviluppo verde, sostenibile. Una delibera che il Parlamento s’è rifiutato di ratificare, un mese dopo. Ma alla fine la decisione è stata accettata, pur rinviando il dibattito al 2016.
Sono gli Stati che hanno inventato la trojka, organismo che comprende la Banca Centrale europea, la Commissione, e non si sa per quale complesso di inferiorità il Fondo Monetario, e che oggi controlla 4 Paesi (Grecia, Portogallo, Irlanda, Cipro). Una trojka la cui sola bussola è la «casa in ordine». Sono infine gli Stati che hanno concordato il fiscal compact, che alcuni Paesi - tra cui l’Italia di Monti - hanno inopinatamente messo nella Costituzione nonostante nessuno l’avesse imposto.
Questo significa che viviamo nella menzogna, sull’Europa esistente e su quella da rifondare. Che chi ha in mano le scelte sono in realtà i mercati: non l’eurocrazia usata come alibi e non i finti Stati sovrani. Lo spiega bene Luciano Gallino, su La Repubblica del 15 marzo: non esiste stato di eccezione che consenta un’indifferenza così totale verso le sofferenze inflitte ai cittadini (Grecia in primis, e Italia, Spagna, Portogallo). Quanto al fiscal compact, si tratta, secondo Gallino, di eliminare dalla Costituzione le norme attuative, come proposto da Rodotà: «L’Italia non è in grado di trovare 50 miliardi di euro all’anno da tagliare (per 20 anni, ndr). Accadrà quello che è già accaduto altrove: tagli sanitari, bambini affamati, povertà» (intervista al Manifesto, 13-3).
Sono anni che Roma cerca di ingraziarsi Parigi, e forse qui è l’inganno più grande. I governi francesi, di destra o sinistra, hanno una responsabilità speciale: sin da quando, caduto il Muro, risposero sistematicamente no - in nome del mito sovrano gollista - all’unità politica e militare che Kohl chiese con insistenza per puntellare l’euro. Si denunciano le colpe tedesche, nella crisi, ma l’immobile insipienza francese è ancora più nefasta.
L’Europa, non dimentichiamolo, fu fatta grazie ai francesi Jean Monnet, Robert Schuman. Quel che fu creato lo si deve a Parigi. Ma anche quel che non fu fatto, e non si fa. A cominciare dall’unità militare, che consentirebbe all’Europa risparmi enormi: circa il 40%. Insieme si potrebbe valutare se sia sensato dotarsi degli F-35, e che tipo di pax europea vogliamo, autonoma da quella americana.
Uscire dalle menzogne è oggi l’emergenza. I cittadini, frastornati, faticano a capire che i governi, con le loro dissennatezze, sono più viziosi degli eurocrati. Che la Francia è un ostacolo non meno grande di Berlino, anche se governata dai socialisti (Sarkozy almeno ci provò: Hollande sull’Europa è muto). Che l’Unione ha bisogno di una Costituzione vera, che inizi come negli Usa con le parole: «We, the people...»: non con l’elenco dei governi firmatari. Altrimenti non avremo solo il predominio degli Stati più forti. Avremo quella che Gallino chiama la Costituzione di Davos:una costituzione non scritta, i cui governi, vittime di una sindrome da “corteggiamento del capitale”, l’assecondano con strategie economiche incentrate sul taglio del Welfare e sui salvataggi bancari a carico dei contribuenti.

L'’EMERGENZA NON GIUSTIFICA I DANNI CAUSATI DALL’AUSTERITÀ

L'’EMERGENZA NON GIUSTIFICA I DANNI CAUSATI DALL’AUSTERITÀ
di Luciano Gallino da
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/03/15/emergenza-non-giustifica-danni-causati-dallausterita.html

A fine 2012 un gruppo di giornalisti e politici greci presentava alla Corte Penale Internazionale dell’Aja una denuncia per sospetti crimini contro l’umanità a carico del presidente della Commissione Europea (Barroso), della direttrice del Fmi (Lagarde), del presidente del Consiglio Europeo (Van Rompuy), nonché della Cancelliera Merkel e del suo ministro delle Finanze Schäuble. A sua volta un’attivista tedesca nel campo dei diritti umani, Sarah Luzia Hassel, appoggiava la denuncia con una documentatissima relazione circa le azioni compiute dalle citate istituzioni a danno sia della Grecia che di altri Paesi, europei e no.

Tutte azioni suscettibili di venir configurate addirittura come crimini contro l’umanità ai sensi dell’articolo 7 dello Statuto di Roma della Corte Penale dell’Aja. Si va dalla liquidazione della sanità pubblica alle politiche agricole che hanno affamato milioni di persone; dalla salvaguardia del sistema finanziario a danno dei cittadini ordinari alle ristrette élite che influenzano le decisioni delle istituzioni stesse, sino agli interventi nel campo del lavoro e della previdenza atti a ledere basilari diritti umani.

Un altro documento ancora che accusa i vertici Ue di gravi forme d’illegalità, simili a quelle testé indicate ma senza etichettarle come crimini contro l’umanità, è stato pubblicato a fine 2013 dal Centro Studi di Politiche del Diritto Europeo di Brema, su richiesta della Camera del Lavoro di Vienna. Per quanto è dato sapere i documenti citati sopra giacciono tuttora nei cassetti dei destinatari. Di recente sono però intervenuti fatti nuovi che potrebbero indurre qualche Ong o formazione politica a rilanciare le citate denunce. Si veda il rapporto uscito a fine febbraio su Lancet, numero uno delle riviste mediche, circa i danni che sta infliggendo alla popolazione la crisi della sanità in Grecia per via delle misure di austerità imposte dalle istituzioni Ue.

Chi soffre di cancro non riesce più a procurarsi le medicine necessarie, divenute troppo costose. La quota di bambini a rischio povertà supera il 30 per cento. Sono ricomparse, dopo quarant’anni, malaria e tubercolosi. I suicidi sono aumentati del 45 per cento. Chi fa uso di droga non dispone più di siringhe sterili distribuite dal sistema sanitario, per cui utilizza più volte la stessa siringa. Risultato: i casi di infezione Hiv rilevati sono passati da 15 nel 2009 a 484 nel 2012.

Un secondo fatto nuovo è che l’Italia, insieme con Spagna, Portogallo e Irlanda, appare avviata sulla stessa strada della Grecia.

Anche da noi i tempi di attesa per le visite specialistiche si sono allungati sovente di molti mesi perché i medici che vanno in pensione non sono rimpiazzati. Molti rinviano o rinunciano a visite mediche o esami clinici perché i ticket hanno subito forti aumenti e non riescono più a pagarli. Coloro che vanno in un laboratorio convenzionato si sentono dire che se scelgono la tariffa privata spendono meno del ticket. Molte famiglie non riescono più a mandare i bimbi all’asilo o alla scuola materna perché i posti sono stati ridotti, o la retta è aumentata al punto che non possono farvi fronte.

L’intera questione si può quindi riassumere in questo modo: le politiche di austerità, gli aggiustamenti strutturali, le privatizzazioni imposte agli Stati membri dai vertici Ue, ovvero dalla cosiddetta Troika (Bce, Fmi e Commissione) stanno infliggendo privazioni insostenibili a milioni di cittadini. 

Come si legge nel rapporto di Lancet, “se le politiche adottate avessero effettivamente migliorato l’economia, allora le conseguenze per la salute potrebbero essere un prezzo che val la pena di pagare. Per contro, i profondi tagli hanno avuto in realtà effetti economici negativi, come ha riconosciuto [perfino] il Fmi”.

In Italia, non meno che in Grecia, Spagna, Portogallo, la disoccupazione e l’occupazione precaria hanno toccato livelli altissimi. Il Pil ha perso oltre 10 punti rispetto al 2007. La combinazione di micidiali indicatori, quali la deflazione, ossia una forte caduta del livello dei prezzi in molti settori, la domanda aggregata stagnante, più una crescita del Pil che nei prossimi anni continuerà a registrare tassi dell’1 per cento o meno, sta portando le rispettive economie, a cominciare dalla nostra, verso il disastro.

In altre parole, non soltanto i vertici Ue hanno dato prova, con le politiche economiche e sociali che hanno imposto, di una scandalosa indifferenza per le persone che vi erano soggette: dette politiche si sono pure dimostrate clamorosamente sbagliate. 

La questione presenta alcuni punti di contatto con la crisi fin anziaria esplosa nel 2008. Allora diversi giuristi americani ed europei parlarono di “crimini economici contro l’umanità”, commessi dai dirigenti dei maggiori gruppi finanziari.

Ma il caso odierno della Ue presenta una differenza abissale. Nel caso della crisi finanziaria gli attori erano soggetti privati. Nel caso della crisi europea si tratta dei massimi esponenti della dirigenza pubblica della Ue, cui è stato affidato l’oneroso impegno di presiedere ai destini di 450 milioni di persone ai tempi della crisi. Nello svolgere detto impegno essi hanno mostrato anzitutto una clamorosa incompetenza della gestione della crisi; hanno scelto di favorire gli interessi dei grandi gruppi finanziari andando contro agli interessi vitali delle popolazioni Ue; hanno dato largo ascolto alle maggiori élite europee, e in più di un caso ne fanno parte; hanno mostrato di non tenere in alcun conto le sorti delle persone cui si dirigevano le loro politiche. È mai possibile che non siano chiamate a rispondere per nulla delle illegalità non meno che degli errori che hanno commesso, e delle sofferenze che hanno causato con l’indifferenza se non addirittura il disprezzo dimostrato verso le popolazioni colpite?

Stando al documento di Brema, le violazioni dei diritti umani compiute dai vertici Ue, in spregio agli stessi trattati dell’Unione, potrebbero essere portate davanti a varie corti e istituzioni europee, nonché davanti a organizzazioni internazionali quali l’Onu e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Senza dimenticare che di crimini e illegalità della Ue parlano anche in modo sbrigativo i partiti nazionalisti, ma con una radicale differenza rispetto alle iniziative sopra citate: mediante tali accuse essi vogliono distruggere la Ue, mentre lo scopo dovrebbe essere quello di cacciare gli attuali dirigenti della Troika e sostituirli con altri, dopo aver proceduto a una approfondita revisione del trattati europei. Mediante la quale si ribadisca sin dall’inizio che nel loro stesso interesse costitutivo, come scrivono i giuristi di Brema, le istituzioni europee debbono prendere sul serio le questioni sociali esistenziali delle cittadine e dei cittadini dell’Unione. Non esiste stato di eccezione che possa esentarle da tale dovere, come invece esse stanno facendo con le politiche di austerità.