This is the fashion blog of Stilinga, a fashion designer who works from home. She is from Rome, Italy and she writes about trends, things she loves to do in Rome and art.
Questo è il fashion blog, e non solo, di stilinga (una stilista che lavora da casa - è una stilista-casalinga) e che spesso tra una creazione di moda e l'altra, tra ricerche e fiere, si occupa anche del suo quotidiano e del contesto in cui vive.
Confindustria: "Manca lavoro a 7,7 mln di persone. Italia fragile"
da: http://it.fashionmag.com/news/Confindustria-Manca-lavoro-a-7-7-mln-di-persone-Italia-fragile-,414722.html#utm_source=newsletter&utm_medium=email
Il mercato del lavoro, in Italia, resta debole. Sono 7,7 milioni le persone a cui manca il lavoro, totalmente o parzialmente e dall'inizio della crisi sono stati persi due milioni di posti di lavoro. A lanciare l'allarme è il Centro Studi di Confindustria negli ultimi Scenari economici.
Foto: Apcom Inoltre la salute dell'economia italiana resta "fragile " e peggiorano le previsioni economiche per l'economia italiana. Il CSC ha tagliato le stime del Pil per il 2014 e per il 2015. Nel nuovo scenario è previsto un aumento del Pil dello 0,2% quest'anno contro il +0,7% calcolato a dicembre scorso e un incremento del Pil dell'1% l'anno prossimo dal +1,2% precedentemente stimato. "La maggior parte del ribasso per quest'anno si deve a quanto già avvenuto", hanno spiegato gli economisti di Confindustria.
Nei calcoli del CSC, oltre alla forza lavoro non utilizzata, due gruppi vanno inclusi tra i senza lavoro, totali o parziali: gli occupati part-time involontari (2 milioni e 574 mila nel primo trimestre 2014, +101,9% rispetto a sei anni prima) e i non-occupati che sarebbero disponibili a lavorare ma non hanno compiuto azioni di ricerca attiva perché scoraggiati (1 milione e 590 mila individui, +59%) oppure perché stanno aspettando l'esito di passate azioni di ricerca (605 mila, +87,3%).
La salute dell'economia italiana "rimane fragile". Ci sono miglioramenti, evidenti in particolare in alcune aree del Paese. Ma "la malattia della lenta crescita non è stata debellata e il paziente è debole e fatica a riprendersi e a reagire alle cure". Secondo gli economisti di viale dell'Astronomia, "sono in atto emorragie di capitale umano e perdita di opportunità di business". Per la guarigione "è necessario ripartire dagli investimenti, aumentando la redditività con nuovi meccanismi di determinazione della dinamica salariale, riducendo e semplificando la tassazione sul reddito di impresa, facilitando il fare impresa, sbloccando il credito e sfruttando appieno gli importanti fondi della precedente e attuale programmazione europea". Misure opportune, è la conclusione del CSC, "sono state varate e altre sono in corso di studio". Ma "il tempo è una variabile decisiva".
Dal 2007, sono andati persi 1 milione e 968 mila Ula (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno). Ma dall'autunno il numero degli occupati comincerà ad aumentare. Tuttavia, il biennio 2014-2015 si chiuderà con 1 milione e 815mila Ula occupate in meno rispetto a fine 2007 (-7,2%).
Quanto al tasso di disoccupazione inizia a scendere dai massimi toccati nel primo trimestre di quest'anno, ma non cala sotto il 12,5% nel 2015 (al 12,6% nel 2014). Compresa la Cig sarà ancora pari al 13,5% alla fine del periodo Le retribuzioni di fatto nell'intera economia aumentano il potere d'acquisto: +2,4% cumulato nel 2014-2015 contro il +1,4% dei prezzi al consumo.
Tossina nel latte, arresti e migliaia di forme sequestrate
da: http://parma.repubblica.it/cronaca/2014/06/19/news/tossine_nel_latte_arrestato_direttore_centro_servizi_agrolimentare-89396480/
Modificate le analisi su una partita di 2.402 forme di Parmigiano Reggiano. Associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico e alla commercializzazione di sostanze alimentari nocive. Ai domiciliari il direttore del Centro servizi per l'Agroalimentare e tre imprenditori agricoli. Ministro Lorenzin: limitati i casi di contaminazione
Falsificavano sistematicamente i valori di aflatossina M1, una micotossina cancerogena pericolosa per la salute umana, registrati nelle analisi del latte destinato alla produzione di Parmigiano Reggiano.
Al termine di un'indagine del Nas di Parma quattro persone nella giornata di mercoledì sono state poste agli arresti domiciliari per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di falso in atto pubblico, alla commercializzazione di sostanze alimentari nocive e di prodotti non genuini come genuini e per tentata truffa aggravata finalizzata alla ricezione di erogazioni pubbliche della Regione per il latte qualità. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin commenta: limitati i casi di forme contaminate.
Tra gli arrestati c'è Sandro Sandri, direttore del Centro servizi per l'Agroalimentare di via Torelli, ente accreditato a livello nazionale per l'autocertificazione della salubrità del latte. Colpiti da ordinanza di custodia cautelare su richiesta del pm Fabrizio Pensa anche i due contitolari di un'azienda agricola di Montechiarugolo, che avrebbe immesso nel ciclo di produzione il latte contaminato, e il presidente del caseificio Margherita di Santa Maria del Piano (Lesignano Bagni).
I carabinieri del Nucleo Antisofisticazione hanno posto sotto sequestro tutte le forme in stagionatura prodotte con le partite di latte contaminato: complessivamente 2.402 forme di Parmigiano Reggiano sono bloccate in 13 caseifici del parmense e saranno destinate alla distruzione. Le posizioni di altri 63 indagati sono al vaglio degli inquirenti.
Le indagini sono state condotte per dieci mesi, dal febbraio a novembre 2013. Come riferito dalla Procura, tutto il formaggio contaminato prodotto lo scorso anno è stato sequestrato e non vi è pericolo che finisca sulle tavole dei consumatori.
Dalle indagini è comunque emerso che i quattro arrestati, nel periodo preso in esame dall'inchiesta, abbiano condotto sistematicamente la pratica delle falsificazioni dei risultati delle analisi del Centro servizi per l'Agroalimentare. Per legge avrebbero invece dovuto avvisare l'Ausl degli sforamenti di aflatossine nel latte, che in alcuni casi hanno raggiunto il doppio del limite imposto dall'Unione Europea.
La presenza della tossina sarebbe derivata da un periodo di siccità che ha colpito le colture di mais, facendo proliferare il fungo nel granoturco usato poi come mangime per le mucche. La sostanza tossica finisce così nella catena alimentare, fino a contaminare il latte e quindi i prodotti lattiero caseari. Invece di rispettare i rigidi parametri europei sulla presenza dell'aflatossina (massimo 0,05 milligrammi per chilogrammo), le persone arrestate falsificavano le analisi consentendo al latte di entrare nella produzione del Parmigiano Reggiano.
Lorenzin: limitati i casi di Parmigiano Reggiano contaminato - "L'operazione della Procura di Parma, a seguito dell'indagine NAS - afferma il ministro in una nota - dimostra l'efficacia dei controlli sulla sicurezza alimentare nel Paese, priorità assoluta del nostro Governo e del Ministero della Salute. I risultati dell'indagine ci rassicurano sulla limitatezza dei casi, che riguardano solo una parte della produzione. Per questo possiamo tranquillizzare i consumatori italiani e stranieri". Lorenzin sottolinea che "proseguiremo nei controlli con il massimo del rigore a garanzia del Consorzio Parmigiano Reggiano, che è parte lesa".
"Ringrazio - conclude il ministro - la procura di Parma e i nostri Carabinieri del Nas, che come sempre affiancano il Ministero della Salute nella tutela del benessere dei cittadini e dell'eccellenza dei prodotti italiani".
Il Consorzio del Parmigiano Reggiano parte innanzitutto da "un sentito ringraziamento ai ministri Beatrice Lorenzin e Maurizio Martina, alla Procura di Parma e ai carabinieri del Nas per l'azione repressiva portata a termine e per la solidarietà espressa nei confronti del nostro sistema produttivo".
"Non conosciamo i presupposti dell'indagine, ma sottolineiamo l'importanza del tempestivo delle autorità pubbliche. Se verranno confermate le responsabilità di questa vicenda - prosegue il Consorzio - auspichiamo che gli interessati siano perseguiti con la massima severità".
"In questa azione - conclude l'Ente di tutela - il Consorzio farà fino in fondo la propria parte, rappresentando un sistema produttivo serio che subisce un'azione lesiva degli interessi di tutti i produttori".
"L'operazione della Procura di Parma dei Nas a tutela della salute dei consumatori e del Parmigiano Reggiano è la conferma che il nostro sistema di controlli funziona". Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestaliMaurizio Martina.
"Abbiamo gli anticorpi giusti - ha aggiunto Martina - per contrastare con efficacia chi viola le regole, creando danni enormi alla reputazione dei nostri prodotti. Dobbiamo anche ribadire che non c'è al mondo un sistema di verifiche come quello previsto per i prodotti di qualità italiani. Solo nel 2013 abbiamo condotto più di 130mila controlli e tra i prodotti DOP e IGP il tasso di contraffazione mostra percentuali molto basse".
"Il Governo - ha concluso Martina - è totalmente impegnato al fianco dei produttori che rispettano la legge e sono protagonisti di quel grande successo che è il Made in Italy agroalimentare, che vale oltre 33 miliardi di euro solo di export. Allo stesso tempo l'obiettivo primario resta quello di garantire la salute e la fiducia dei consumatori italiani ed internazionali".
Secondo la Coldiretti "l'attività di controllo è una garanzia per le tre famiglie italiane su quattro (75,6 per cento) che acquistano Parmigiano Reggiano ma anche per i tanti consumatori stranieri che lo apprezzano nel mondo dove è il simbolo del Made in Italy".
"Un' azione a difesa dei 3500 allevatori - aggiunge Coldiretti - che forniscono latte per la produzione di 3,25 milioni di forme per il 2014, ovvero 29.000 in meno rispetto al 2013".
"Nel primo trimestre dell'anno - continua Coldiretti - sono aumentate del 4,8 per cento le esportazioni del Parmigiano Reggiano che è anche il formaggio italiano più apprezzato ed imitato all'estero dove le brutte copie si chiamano Parmesan, Parmesao o Regianito".
"Sul mercato interno gli acquisti nella moderna distribuzione e nel dettaglio tradizionale si sono ridotti del 4,1 per cento - conclude Coldiretti - anche a causa della concorrenza sleale dei cosiddetti similgrana ottenuti con latte straniero che non devono rispettare i controlli dei rigidi disciplinari di produzione dell'Unione europea".
Ferrari: "Fiducia nei nostri produttori" - Il vicepresidente della Provincia di Parma: "Abbiamo fiducia nei nostri produttori, nella loro correttezza e onestà" afferma Pier Luigi Ferrari. "Il Parmigiano Reggiano è uno dei nostri fiori all'occhiello, un'eccellenza italiana nel mondo che deve essere tutelata e garantita, così come devono essere garantiti i consumatori: per questo l'attività di controllo è fondamentale ed è giusto che chi ha compiuto irregolarità accertate ne paghi le conseguenze.
La Provincia ha da sempre seguito con attenzione il mondo agricolo, compresa la filiera lattiero casearia: un comparto che costituisce un elemento identitario del nostro territorio, anche in chiave economica".
Incontro col filosofo-contadino Pierre Rabhi: “Meno petrolio più agricoltura”
da: http://www.repubblica.it/cultura/2014/06/16/news/pierre_rabhi_meno_petrolio_pi_agricoltura-89077992/?ref=search
CONTADINO , filosofo e scrittore francese d’origine algerina, Pierre Rabhi è uno dei pionieri dell’agroecologia. Ha fondato diversi movimenti come Terre et Humanisme e Colibris ed è creatore del concetto “Un’oasi in ogni luogo”. Promuove un paradigma basato sul rispetto dell’uomo e della terra, e lo fa attraverso libri, conferenze e iniziative che hanno toccato l’Africa, l’Europa e la sua vita stessa, votata alla campagna e all’agricoltura sin dal 1961. Una scelta che ha influenzato notevolmente il suo percorso. Un grande pensatore, che andava interpellato per imparare meglio a “voler bene alla terra”.
Cosa pensi del futuro dell’agricoltura, soprattutto rispetto all’urbanizzazione crescente e con il numero degli abitanti delle città che nel mondo ha già superato quello delle zone rurali?
«Il processo di urbanizzazione mi preoccupa tantissimo, da molto tempo. Noi, nel 1961 abbiamo deciso di tornare a vivere in campagna come scelta politica, perché non volevamo sottostare all’evidente alienazione di chi baratta la propria vita con un salario. È un’esistenza che sa di carcere, nel nome del mito di un progresso che rinuncia alla natura. Questa in realtà è una contraddizione del progresso. Ciò che in teoria dovrebbe liberarci, non fa altro che imprigionarci».
Mentre negli anni ‘60 tutti pensavano che la vera liberazione fosse quella dalla storica fatica contadina, tu sostenevi il contrario…
«L’Europa ci proponeva un modello glorioso, grandioso. Qualcosa che prometteva di cambiare in meglio le nostre vite. Il problema è che era tutto fondato sull’uso del petrolio e, in realtà, il bilancio tra lo sfruttamento delle risorse e ciò che si è prodotto è stato negativo. Su questo paradigma illusorio si è costruito poi un grande malinteso, perché ora tutti i popoli del Paesi emergenti vogliono fare come noi, ma non ce la potranno fare».
Il paradigma illusorio nel 1961 si iniziava però anche ad applicare all’agricoltura. Il modello industriale e produttivista invadeva anche le campagne. L’economia di sussistenza dei contadini era considerata miserabile, vecchia, legata a una terra che non può dare orgoglio e gratificazione.
«Il modello funziona in maniera molto potente anche a livello psicologico. Abbiamo sempre sostenuto che i contadini sono l’ultima ruota del carun ro, e che se l’urbanizzazione era il progresso, nelle campagne non poteva esserci. Ma poi, quando c’è una crisi grave, tutti si ricordano della campagna. È il contadino che tiene in vita gli elementi, che detiene la vita e ciò che è fondamentale per essa».
Questa è anche una visione spirituale, l’ultimo degli ultimi che sarà primo, e appartiene alla visione cristiana. È questa la tua formazione?
«All’epoca sì. Ora resto dell’idea che l’amore sia la forza più grande in grado di cambiare il mondo, ma non ho appartenenze formali. Ora credo in quello che faccio: il contadino. Posso spiegarvi come fare affinché la terra riesca a creare energia per la vita, ma non il perché ci riesce. Coltivo una parte molto razionale ma c’è momento in cui la razionalità non può più darci delle risposte. Sono molto affascinato dal mistero della vita, ma se mi chiedono, l’unica cosa a cui non potrei mai rinunciare è il mio orto».
La razionalità ha un limite, l’orto è un universo illimitato.
«L’urbanizzazione ha creato un universo limitato e tutti si sono dovuti adattare, ma in quell’universo non c’è più il fondamento della vita. Abbiamo creato un mondo parallelo senza natura e ora la gente non la comprende più».
Se giochiamo una partita contro un gigante non abbiamo nessuna possibilità, allora dobbiamo cambiare il campo di gioco e le regole del gioco.
«È quello che si chiama l’uscita dal paradigma. Nel 2002 mi hanno chiesto di presentarmi alle presidenziali. Mi sono detto che sarebbe stato interessante donare uno spazio di espressione della gente e allora ho dato vita a un luogo per raggrupparsi e riflettere, per ricercare la creatività della società civile. Da lì è uscito un programma che apparentemente non aveva nulla a che fare con la politica, tutto basato sull’amore, sulle utopie, sull’agricoltura ecologica, sul ruolo della donna e sull’educazione. Tenemmo 40 conferenze in giro per la Francia ed erano sempre piene: significa che si può avere fiducia nel futuro».
Che pensi della situazione in Africa?
«Disastrosa, gli asiatici depredano le risorse, i capi di Stato sono corrotti. Guarda l’Algeria, non produce ma esporta, si è addormentata sullo sfruttamento petrolifero. Non si produce cibo, i settori vitali sono morti. Se l’Algeria smette di esportare petrolio muore. Ci sono caste che si prendono tutta questa ricchezza, come in altri Paesi, e lasciano il popolo nella povertà».
Noi abbiamo scelto di fare 10.000 orti in Africa, e credo che sia il momento per costruire qualcosa nel continente. Una dimensione umana e di organizzazione, per ricreare una classe dirigente che abbia a cuore la comunità e non il commercio, la salvaguardia della biodiversità, la lotta alla fame e alla malnutrizione.
«È una cosa straordinaria. Quando mi hanno domandato di intervenire in Burkina Faso, io non conoscevo quella parte dell’Africa. Ma ho analizzato la situazione. L’agricoltura chimica non si poteva fare, le persone dicevano “io sono talmente povero che non posso acquistare fertilizzanti e diserbanti”. È un sistema insostenibile per loro, perché è un sistema fatto per vendere e non per nutrirsi. È il sistema che produce la fame. Ora questo meccanismo sta rovinando anche i contadini europei, perché per fare agricoltura industriale gli strumenti sono troppo cari e la crisi peggiora la situazione. Si impoveriscono e sono diventati, almeno in Francia, la categoria di lavoratori che subisce più suicidi. Se c’è gente che fa piccoli orti, io dico «bene!» Un orto è un atto politico, di resistenza ».