Hai una missione da compiere: alzati e combatti.

Hai una missione da compiere: alzati e combatti.


"(...) C’è un mondo migliore da costruire e c’è un mucchio di cose impossibili da fare subito.
Quindi, se il mondo ama l’impossibile ti conviene capire che non c’è di peggio che morire rendendosi conto che potevi fare di tutto e non ci hai provato! E’ quello l’inferno. E ci sono dei diavoli carogne che ti buttano tutti i giorni giù da un grattacielo sopra un’istrice di pali di ferro roventi.
Quindi alzati e combatti. Se non fai niente rischi troppo."

di Jacopo Fo  http://www.jacopofo.com/

Otto Ohm - Pizza e Mandolino.wmv


This is Italy, unfortunately

Polverinicrazia, nuovi vitalizi e posti d’oro

Polverinicrazia, nuovi vitalizi e posti d’oro


in aziende esterne alla regione Lazio

La lista dei berlusconiani che rimase fuori dalle elezioni perché presentata in ritardo, andava sistemata. Per questo i sei non eletti sono stati collocati in aziende satelliti della Regione

Il pacco firmato Regione Lazio è complicato. La manovra dei vitalizi per assessori esterni e consiglieri decaduti nasconde tagli e tasse per 1,4 miliardi di euro. Come incartare i sacrifici (per i cittadini) con i privilegi (per i politici). Eppure il governatore Renata Polverini mette su il viso del dispiacere, quel senso di pudore nel chiedere euro ai cittadini, sempre e comunque ai cittadini: “Era l’unica possibile”. Già, mica poteva lasciare senza pensione la Giunta oppure i tre consiglieri del centrodestra transitati per sbaglio in Regione? Il regalo farà contento il sindaco Giovanni Di Giorgi che, nervosamente, deve scegliere la poltrona giusta: resta nel Consiglio laziale o si dedica al comune di Latina? Un dilemma e un sollievo: qualsiasi decisione prenda Di Giorgi, il vitalizio è garantito a 50 anni con una riduzione del 5 per cento, a 55 al 100 per cento.



Nessun dubbio, però, sui rincari: aumentano le imposte (+ 0, 33 % Irpef), la benzina con un’accisa inedita (20 centesimi al litro), il bollo per l’automobile (+ 10 %). Mentre calano i fondi per il sociale e le opere pubbliche (-100 milioni di euro). Com’era? “L’unica manovra possibile”. Peccato che il centrosinistra suggeriva al Governatore di vietare un mal costume tipico di una regione grossa, indebitata e spendacciona: un dirigente pubblico deve rispettare un tetto massimo di stipendio senza cumulare l’incarico in corso con il vitalizio regionale. Non conosciamo la risposta perché l’ex sindacalista si è rifiutata di rispondere ai partiti di opposizione: rischiava di bombardare l’alleanza con il Pdl che si regge sui favori reciproci e il potere condiviso.



Il mandato Polverini ha un difetto di nascita: la lista dei berlusconiani rimase fuori perché presentata in ritardo, e dunque i cacicchi locali, non eletti, andavano sistemati. Quelli che sommano lo stipendio pubblico con il vitalizio già maturato in banca o in tasca. Ecco i sei candidati trombati in partenza e ora, momentaneamente, occupati in aziende satelliti della Regione Lazio. C’è l’imprenditore Luigi Celori, 54 anni, a spasso con una rendita di tre legislature: è stato nominato presidente di Autostrade del Lazio, superati mesi di inattività politica. C’è Tommaso Luzzi, 61 anni, per 15 anni in Regione: si è accontentato di Astral, una società che pulisce e asfalta le tangenziali e i raccordi. C’è il socialista Donato Robilotta, 56 anni, commissario straordinario di Ipab Sant’Alessio, un centro per ciechi che gestiva un imponente patrimonio immobiliare. C’è Bruno Prestagiovanni, 54 anni, commissario straordinario di Ater Roma, un carrozzone che assegna le case pubbliche. C’è Massimiliano Maselli, 44 anni, presidente di Sviluppo Lazio, dove transitano bandi di gara e studi scientifici. C’è Erder Mazzocchi, 43 anni, commissario straordinario di Arsial, l’agenzia regionale per l’agricoltura.



I magnifici sei incassano un degno e meritato stipendio pubblico, servono serenamente le istituzioni sapendo di incassare (in futuro o adesso) un sostanzioso vitalizio. I magnifici sei, soprattutto, assicurano l’esistenza politica di Renata Polverini. Al traguardo di una serie di nomi e scrivanie, fra le proteste cestinate e negate, c’è un’ultima idea che i partiti di opposizione hanno presentato al governatore: perché confermare il rimborso chilometrico per i consiglieri? Vi può suonare stonato, ma i rappresentanti laziali, se abitano a 15 chilometri dal palazzo regionale, recuperano un quinto di un pieno di benzina. I 71 consiglieri laziali vengono pagati per il mandato in Regione (indennità), per essere presenti in aula (diaria), per raggiungere il palazzo (rimborso), per presiedere o partecipare in commissione (e sono venti). Però, va detto che la Polverini ci ha provato. Voleva fare una manovra con meno tasse ai cittadini e più tagli ai politici. Il Governatore ha deluso i cronisti che speravano in un ripensamento sui vitalizi: “Niente passo indietro. Da due giorni siamo in linea con le altre Regioni. Avevamo una discriminazione che colpiva solo i nostri assessori esterni, abbiamo messo le cose a posto”. E il Codacons che fa ricorso contro la manovra? “Che devo fare?”, ha risposto la Polverini. Se sapesse cosa fare, sarebbe il governatore del Lazio che toglie ai ricchi e dà ai poveri, non viceversa. O forse, caspita, è proprio lei?



da Il Fatto Quotidiano del 24 dicembre 2011

Dal Fatto Quotidiano: La casta ingrassa sulla nostra pelle

LA CASTA INGRASSA SULLA NOSTRA PELLE  di Giorgio Meletti.
NESSUNA TRASPARENZA DA STATO E AZIENDE: COME I POTENTI NASCONDONO I LORO MOVIMENTI


“Non ti rispondo” Così sopravvive il potere.

Un banale confronto storico sarà utile per capire il drammatico problema di trasparenza che grava sull’Italia dell’anno 2011. Trentasette anni fa, l’8 agosto 1974, il presidente americano Richard Nixon fu costretto a dimettersi per non piegarsi all’ordine della Corte Suprema di consegnare alla Commissione d’inchiesta sullo scandalo Watergate i nastri registrati di tutte le sue conversazioni alla Casa Bianca. Il sistema era stato introdotto da John Kennedy 51 anni fa: ogni

respiro del presidente veniva registrato. E il concetto di trasparenza della politica americana imponeva di far ascoltare i nastri agli inquirenti che dovessero verificare qualche caso, diciamo così, dubbio.



L’Italia è ancora all’età della pietra. Politici di ogni rango e valore continuano imperterriti ad accampare pretese di privacy sulle proprie condotte, forse indotti in errore dal fatto che molto spesso gli affari pubblici sono sovrastati dagli interessi privati. Basta elencare la piccola serie di difficoltà incontrati dai cronisti del Fatto negli ultimi giorni per capire che cosa vuol dire remare controcorrente.

Primo caso. Il giornalista Daniele Martini chiede ripetutamente al capo ufficio stampa delle Fs, Federico Fabretti, quanto investano in pubblicità le Ferrovie e a beneficio di quali televisioni o testate cartacee. Ottiene un risposta stupefacente, secondo la quale quei dati non sono a conoscenza dell’ufficio stampa, che sta facendo apposite ricerche presso gli uffici competenti, ma che comunque non ha alcuna intenzione di rendere pubblico il risultato dell’accurata indagine.

Secondo caso. La giornalista Sandra Amurri (qui l’articolo) chiede a Emilia Saugo, capo della segreteria del deputato questore Francesco Colucci, chiarimenti sulle prebende e sulle attività dell’onorevole, che in quanto questore ha voce in capitolo nel piatto ricco delle forniture della Camera. La Saugo reagisce chiedendo ai commessi della Camera di accompagnare “la signora” fuori del palazzo di Montecitorio. I commessi eseguono. Colucci poco dopo commenta l’accaduto con tono disturbato: “Non sono tenuto a dare risposte a chicchessia rispetto all’attività legata al mio incarico istituzionale”. Chicchessia.

Terzo caso. Un giornalista del Fatto chiede all’ufficio stampa del consorzio Patti Chiari, creato dalle banche per migliorare il rapporto di fiducia tra gli istituti di credito e i loro clienti, di quante risorse disponga l’organizzazione per svolgere i suoi compiti di informazione e formazione dei risparmiatori. Si sente rispondere che l’ufficio stampa ignora il dato, e che risulta impossibile, nel pomeriggio di giovedì 22 dicembre, rintracciare qualcuno che sia a conoscenza del misterioso dato. La verità evidente è che anche in questo caso prevale la volontà di occultare al pubblico un’informazione di basilare trasparenza sul funzionamento di una lobby che punta dichiaratamente a condizionare il rapporto tra le banche e i risparmiatori.

Quarto caso. Un anno e mezzo fa Il Fatto quotidiano ha chiesto alla direzione generale della Rai una lista trasparente dei compensi assegnati a collaboratori esterni, società appaltatrici e consulenti. La Rai si è appellata alla tutela della privacy degli interessati, ma, avendo anche un obbligo di trasparenza sui dati richiesti, ha chiesto all’Authority per la privacy un parere. Il parere è arrivato, e ha dato ragione alla richiesta del Fatto: secondo il garante Francesco Pizzetti il diritto dei cittadini a essere informati in modo trasparente sulla destinazione del denaro pubblico prevale su quello alla riservatezza dei beneficiari delle consulenze. Risultato: la Rai ancora non ha fornito i dati richiesti, ed è passato un anno e mezzo.

Abbiamo fatto solo quattro esempi. Si potrebbe continuare a lungo. Un altro caso tra i tanti: gli obblighi di trasparenza imposti dalle leggi e dalle regole della Consob alle società italiane sono molto più blandi di quelli vigenti in altri Paesi più evoluti, Stati Uniti in testa. Così capita che gli uffici stampa delle società italiane quotate anche alla Borsa di New York si rifiutino di dare ai giornalisti italiani informazioni che sono pubblicate nei prospetti informativi obbligatori per il mercato americano.

Spesso i dialoghi surreali di cui sopra avvengono tra giornalisti che danno le notizie e giornalisti, regolarmente iscritti all’Ordine professionale, che lavorano per la comunicazione delle aziende. Per gli uni e per gli altri dovrebbe vale la Carta dei doveri del giornalista, che obbligherebbe i comunicatori d’impresa a “diffondere ogni notizia che ritengano di pubblico interesse”, e quelli delle testate di informazione a diffondere le notizie “nonostante gli ostacoli” e compiendo “ogni sforzo” per garantire “la conoscenza degli atti pubblici”. Solo una cosa hanno dimenticato di scrivere nella Carta dei doveri: l’obbligo di sopportare che altri giornalisti ti trattino da molestatore solo perché fai il tuo dovere.

Da Il Fatto Quotidiano del 24/12/2011.

Michelle Obama and the National Tree lighting Cerimony Christmas with Santa and Kermit!

National Christmas Tree Lighting Ceremony Held On DC's Ellipse


In This Photo: Michelle Obama, Barack Obama, Malia Obama, Carson Daly, Sasha Obama


President Barack Obama (R), Santa Clause (2nd-R), Carson Daly (C), Kermit the Frog, first lady Michelle Obama, and daughters, Sasha and Malia, sing a song during the National Christmas Tree light ceremony on December 1, 2011 at the Ellipse, south of the White House, in Washington, DC. The first family participated in the 89th annual National Christmas Tree Lighting Ceremony.


(November 30, 2011 - Photo by Mark Wilson/Getty Images North America)


From:
http://www.zimbio.com/pictures/6wgtTcilJxj/National+Christmas+Tree+Lighting+Ceremony/xZ8GvOBMgHU/Sasha+Obama


Stilinga is still shocked:

was it really Kermit on Michelle Obama's shoulder?

Has she seen right? 

She cannot believe her eyes!

Stilinga cried when the Obamas arrived at the White House, after Bush.

We, here in Europe, were very touched by this big change in the US. We thanked the US people for this new President.

But now... what is this?

What are the Obamas doing: advertising?

Are they the chosen celebrities for the Kermit and the Muppets new movie advertising? And why?

Is the USA Presidential couple gone mad?

What about elegance, sobriety and  institutional representation?

What about a pure cerimony made for the only glory or the US Democracy and the people?

Why are Michelle and Barack Obama on the stage with the products of the US movie industries and of the famous beverage?

No Prime Minister, no President would ever accept such a ceremony here in Europe or everywhere else.

Are these the only USA values that the Presidential pair needs to spread all over the world?  Companies? US Economy? Nothing else? just marketing?

Is USA a democracy or something similar to Disneyworld?

Please tell me that you feel the same difficulty. Let us out of this disgusting nightmare.

Politica Italiana Malata: Tutti lo fanno tranne loro... i politici

A Stilinga è arrivato questo bel messaggio, via mail:

LO STATO chiede l’aumento dell'età
pensionabile perché in EUROPA tutti lo fanno……..

 NOI CHIEDIAMO IN CAMBIO:  di arrestare tutti i politici
corrotti , di allontanare dai pubblici uffici tutti quelli condannati in via definitiva perché in EUROPA tutti lo fanno, o si dimettono da soli per evitare imbarazzanti figure.

 NOI CHIEDIAMO di dimezzare il numero di parlamentari perche’ in EUROPA nessun paese ha cosi’
 tanti politici !!
 NOI CHIEDIAMO  di diminuire in modo drastico gli stipendi
 e i privilegi a parlamentari e senatori, perché in EUROPA nessuno guadagna come loro.

NOI CHIEDIAMO di poter esercitare il “mestiere” di politico al massimo per 2 legislature come in
 EUROPA tutti fanno !!

 NOI CHIEDIAMO di mettere un tetto massimo all’importo  delle pensioni erogate dallo stato (anche retroattive), max. 5.000, 00 euro al mese di chiunque, politici e non, poiche’ in EUROPA nessuno percepisce 15.000,00-20.000,00 oppure 37.000,00 euro al mese di pensione come avviene in ITALIA

NOI CHIEDIAMO di far pagare i medicinali visite specialistiche e cure mediche ai familiari dei politici poiche’ in EUROPA nessun familiare dei politici ne usufruisce come avviene invece in ITALIA dove con la scusa dell’immagine vengono addirittura messi a carico dello stato anche gli interventi di chirurgia estetica, cure balneotermali ed elioterapioche dei familiari dei nostri politici !!

 CARI MINISTRI,
non ci paragonate alla GERMANIA dove non si pagano le autostrade, i libri di testo per le scuole sono a carico dello stato sino al 18° anno d’eta’, il 90 % degli  asili nido sono aziendali e gratuiti e non ti chiedono 400/450 euro come gli
asili statali italiani !!

 IN FRANCIA  le donne possono evitare di andare a lavorare part time per racimolare qualche soldo indispensabile in famiglia e percepiscono dallo stato un assegno di 500,00 euro al mese come casalinghe piu’ altri bonus in base al numero di figli .

IN FRANCIA non pagano le accise sui carburanti delle campagne di Napoleone, noi le paghiamo
ancora per la guerra d’Abissinia!!

NOI CHIEDIAMO A VOI POLITICI
 che la smettiate di offendere la nostra intelligenza, il popolo
 italiano chiude un occhio, a volte due, un
orecchio e pure l’altro ma la corda che state tirando da troppo tempo sista’ spezzando.

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Egyptian women are doing right!

I want to give my support to the Egyptian women who have to be proud of herselves: fighting those idiot and ignorant  soldiers is the thing to do in order to make a real positive change in Egypt.

So I do wish that girl is enough strong to go on and NOT TO QUIT THE FIGHT! You are all women! Please never forget it!

Italian women are with the Egytian ones! What about you women of the rest of the world?

More info:
http://news.nationalpost.com/2011/12/20/beating-of-blue-bra-woman-reignites-egyptian-protests/

Storie di ordinaria ferocia nella Cina della dittatura

D - La Repubblica - 17 dicembre 2011 - pag. 42


Piccole storie (non solo) cinesi

Se la tigre mangia i figli

Concorrenza e selezione spietata, a partire dall'infanzia e in ogni campo Ma la ricetta ha un prezzo terribile
di Giampaolo Visetti


Se muoio, giuro che la colpa è della professoressa di matematica. Lasciate che gli agenti se la portino via". Firmato Z., scolara di undici anni iscritta alle elementari di Funan, regione dell'Anhui. Quando i compagni hanno scoperto il messaggio sulla lavagna, era troppo tardi. Z. e la sua vicina di banco X. si erano già divise una bottiglia di pesticida. Due settimane in coma, stomaco e intestino bruciati, prima di essere riportate alla vita. Un miracolo, ma la Cina è sotto shock. La madre di Z. ha raccontato che, mentre era incosciente, la figlia ripeteva che doveva filare a fare i compiti, altrimenti l'insegnante l'avrebbe punita. Le due compagne hanno confermato. "Eravamo depresse. Non tenevamo il passo e i professori ci umiliavano. Non volevamo più vivere".

Anche X. aveva lasciato un messaggio per la famiglia. Sull'armadietto di classe ha scritto: "Sono stanca, nessuno mi capisce, voglio morire". Uscite dall'ospedale, sono state convocate dal direttore della scuola. "Abbiamo lasciato le nostre ultime parole - hanno spiegato - per far sapere a tutti chi ci aveva ucciso e chi doveva rispondere per la nostra fine". L'insegnante di matematica, ora sotto inchiesta, nega. Giura di non aver mai picchiato le due aspiranti suicide e di essersi limitata a farle sedere in fondo alla classe. "Erano pigre, rallentavano il lavoro dei compagni. Ho deciso di ignorarle".

È l'indifferenza, a scuola e in casa, che secondo gli assistenti sociali avrebbe indotto Z. e X. a farla finita a undici anni. Ma il dramma di Funan porta alla luce il lato oscuro della Cina: concorrenza e selezione spietata, a partire dall'infanzia e in ogni campo. Chi perde un colpo è perduto. La scuola, da luogo che apre gli occhi sulla conoscenza, è ridotta a setaccio del destino. I bambini che non eccellono subito, vengono dirottati verso fabbriche e campagne. Prima dei quattordici anni, luogo di vita e ruolo nella società sono decisi dagli insegnanti. Sotto accusa ci sono però ora proprio loro, maestri e professori. Carriera e stipendio sono proporzionali ai risultati degli allievi: più questi eccellono nei test di ammissione all'università e più quelli guadagnano, o maggiori possibilità hanno di lasciare i villaggi per avvicinarsi agli istituti di città. Un intreccio fatale: il destino dei bambini è nelle mani dei docenti e la vita degli insegnanti dipende dagli scolari.

In Cina non è in gioco l'ambizione: è questione di vita o di morte. Pressione e stress, ora che eccellere significa diventare ricchi, toccano livelli insostenibili. Anche un bambino della scuola media di Luoyang, nello Henan, si è gettato dal sesto piano dell'istituto dopo una prova andata male. "Per punizione doveva fare centro flessioni davanti ai compagni - ha raccontato il padre - ma sapeva che non ce l'avrebbe fatta". Y, a tredici anni, ha visto il cielo fuori dalla finestra e gli si è buttato dentro.

I cinesi, sconvolti, iniziano a domandarsi se la severità aiuta a educare, oppure se è il velo che copre un sistema fallito: professori valutati in base al rendimento degli alunni, scuole finanziate in proporzione al successo degli allievi, famiglie premiate in relazione ai risultati dei figli. Appena venuti al mondo, invece di consumare il proprio tempo della felicità, si è trasformati nel capitale degli altri. Uno studio ha rilanciato l'allarme. In Cina il 68% di chi ha tra i sei e i 26 anni, trascorre almeno nove ore al giorno sui libri. Bambini e adolescenti, a causa del carico di compiti, dormono meno di sette ore per notte. Il disagio coinvolge gli insegnanti e si allarga alle famiglie. "I genitori - dice Hongcai Wang, direttore dell'istituto di educazione dell'università di Xiamen - sono costretti a riporre attese troppo alte sui figli, spesso unici e loro sola opportunità di riscatto. Crescono barriere di silenzio e l'impossibilità di liberare le emozioni sfociano sempre più spesso in azioni estreme".

Trent'anni di rincorsa prodigiosa, ma la società si scopre esausta e scavata dall'ansia. La "madre tigre" intuisce di divorare "figli agnelli", ma il presidente Hu Jintao non rinuncia a un appello agli scolari: "Siate consapevoli della sacra missione che la patria vi affida: sostenere la torcia della ricerca e della scienza, creare un'alba nuova per l'arte e la cultura". Sacrificio e talento, creatività e successo: per ordine di partito.

Servizio Pubblico: evitare la catastrofe!

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/09/servizio-pubblico-evitare-catastrofe-video-youtube/176191/

La chiesa greca dona il patrimonio immobiliare alla nazione in difficolta’. E’ un’idea…

La chiesa greca dona il patrimonio immobiliare alla nazione in difficolta’. E’ un’idea…


7 luglio 2011

By Luciano Priori Friggi

I greci hanno ancora una nazione

C’e’ questa notiziuola di mercoledì che un’agenzia impertinente, l’AGI, ci spedisce da Atene e il cui sound e’ questo: “la chiesa ortodossa greca sarebbe pronta a cedere parte del suo vasto patrimonio immobiliare per aiutare il paese a contrastare la grave crisi economica”.

Fermi tutti, mi sono detto, la chiesa? e cedere a chi?

Questo il seguito. A rendere nota la proposta non e’ stato un prelato piu’ o meno titolato da un balcone, o da uno scranno messo su per l’occasione, ma “il ministro delle Finanze ellenico, Evangelos Venizelos, al termine di un colloquio con il l’arcivescovo Ieronymos II, massima autorita’ spirituale della nazione”. Discrezione e concretezza.



Gia’ la nazione. Insomma i greci hanno ancora una nazione, e un prelato va dal ministro e gli dice, questi sono i nostri beni e sono a disposizione della nazione. Il prelato ha detto al ministro di essere anche “molto ottimista sulle possibilita’ di cooperazione con la chiesa su strumenti pratici per alleviare le sofferenze dei piu’ bisognosi”.



Il religioso ha detto infine che le trattative sono “molto costruttive” e ha promesso che “la chiesa continuera’ a combattere per la gente in questi momenti cruciali”.



Parole semplici, fatti. E da noi? Un fiume di denaro va dallo stato alle confessioni religiose: ad es. cio’ che va alla Chiesa cattolica deve essere impiegato “per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo”.



Di che cifre parliamo? Nel 2008 di 1002 milioni di euro (fonte Wikipedia, “Otto per mille”), che nel 1990 erano 398. Ovviamente ripartite fra le varie religioni. Non conosco le proporzioni, ma e’ facile ipotizzare, dati i rapporti numerici, che vada quasi tutto alla Chiesa cattolica.



Ora, quest’ultima ha anche un patrimonio immobiliare. Secondo una stima di Franco Alemani del gruppo Re, si sa che «Il 20-22% del patrimonio immobiliare nazionale è della Chiesa». Si tratta di donazioni, lasciti (erano proibite nell’Ottocento in vari stati europei), e quindi spessisimo di rendite che vanno ad aggiungersi ai contributi dello stato (perche’ l’8 per mille e’ sottratto alla fiscalita’ generale, non e’ qualcosa in piu’ che i contribuenti danno).



Che fara’ la Chiesa, o le Chiese di fronte al grande debito nazionale e alle sofferenze che ci attendono?



Tremonti intanto, in attesa che si faccia vivo qualcuno, sull’esempio della Grecia, si prende tutto quel riesce a prendere ai poveri risparmiatori. Ma di questo abbiamo parlato ampiamente e per ora soprassediamo.



LPF – Luciano Priori Friggi

(L_pf@yahoo.it)



http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2011/07/07/la-chiesa-greca-dona-il-patrimonio-immobiliare-alla-nazione-in-difficolta-e-unidea/